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È tutta in salita la 'Rotta dei Balcani' per arrivare ad una soluzione europea per i rifugiati che la seguono, al punto che resta in dubbio se il piano d'azione in 16 punti proposto dalla Commissione riuscirà a passare.

La Bulgaria lo ha già dato per spacciato, in un'atmosfera tesa già prima dell'inizio del minivertice a Bruxelles, dove la Slovenia ha avvertito che senza un'intesa "sarà l'inizio della fine dell'Unione europea".

Tutti i Paesi si sono accusati tra di loro: prima lo 'showdown' del premier ungherese Viktor Orban, che ha chiesto di seguire il "buon esempio" di Budapest e chiudere i confini, poi lo scambio di accuse tra Croazia e Slovenia, in una guerra di cifre record di arrivi. E mentre tutti hanno puntato il dito sulla Grecia, questa a sua volta ha scaricato il barile su Turchia e Commissione, quest'ultima colpevole di non avere invitato Ankara alla riunione.

Il testo del Piano d'azione di Bruxelles, che peraltro non è legalmente vincolante in quanto si tratta di un formato di riunione anomalo non essendo un vertice a 28, è ancora in fase di discussione. Gli sherpa lo hanno riempito di annotazioni e modifiche, e i leader di Albania, Austria, Germania, Bulgaria, Romania, Croazia, Slovenia, Macedonia, Grecia, Serbia, Ungheria hanno utilizzato la prima parte della riunione per presentare richieste e 'cahiers de doléances'.

Una prima assoluta, in ogni caso, perché finora i Paesi della 'Rotta balcanica' non si erano mai seduti insieme attorno a un tavolo. "Non sono sicuro che arriveremo ad una conclusione questa sera, ma almeno ci siamo parlati per la prima volta e questo permetterà di prendere azioni congiunte in futuro", ha dichiarato il premier serbo Alexander Vucic a metà del vertice.

Toni molto più cupi quelli invece del bulgaro Boyko Borissov, che si è detto molto "preoccupato" perché "non c'è accordo". A bloccare non sono solo alcuni punti ma, secondo quanto riferito da diverse fonti diplomatiche, in discussione c'è sostanzialmente tutto, dal numero di guardie Frontex alle risorse finanziarie sino alle modalità di coordinamento per spostare i migranti da una frontiera all'altra e alla loro registrazione.

Se la cancelliera tedesca Angela Merkel ha sottolineato il carattere "pratico" dell'incontro, con l'obiettivo di coordinarsi sulla gestione "condivisa" e "in modo umano" dei migranti, c'è chi ancora non ne vuole sentir parlare, come Ungheria e Croazia, che accusano Atene di non fare il suo dovere essendo la prima alla frontiera esterna Ue.

"Il primo dei miei suggerimenti è, se la Grecia non è in grado di difendere le sue frontiere, di andare là a difenderle noi", è sbottato Orban, portando il suo Paese ad esempio e chiedendo di mettere "fine alla politica dei confini aperti e degli inviti, che sono contro le regole di Schengen".

A fronte di 11.500 arrivi in un giorno in Croazia e di oltre 66mila in una settimana in Slovenia, il premier greco Alexis Tsipras si è difeso assicurando che la realizzazione degli hot-spot per la registrazione dei migranti è "nei tempi". E ha rimbalzato le accuse alla Turchia, il paese che "è all'ingresso del corridoio balcanico" e che a Bruxelles "non è stata invitata".

In mare intanto si continua a morire. Una donna e due bambini di 2 e 7 anni sono annegati nelle acque davanti all'isola di Lesbo dopo il naufragio del barcone che li trasportava: altri 7 migranti risultano dispersi. Mentre ieri sera i cadaveri di 40 migranti sono stati ritrovati sulle coste libiche. Anche qui, almeno altri 30 profughi che si trovavano sul barcone affondato risultano dispersi.

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SDA-ATS