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Nel 1962, durante la "crisi dei missili" di Cuba tra Stati Uniti e Unione sovietica, Washington sollecitò la Svizzera affinché sondasse il leader cubano Fidel Castro. Lo ha indicato oggi il gruppo di ricerca Documenti diplomatici svizzeri (DDS).

Nei prossimi giorni sarà pubblicato un dossier speciale sul sito dodis.ch.

La pubblicazione avverrà in concomitanza con la riapertura delle ambasciate di Cuba e USA rispettivamente a Washington e all'Avana, ufficializzando la normalizzazione delle relazioni tra i due paesi. Cesseranno allora anche i mandati in qualità di "potenza protettrice" che la Svizzera aveva assunto dal 1961 in rappresentanza degli USA a Cuba e dal 1991 in rappresentanza di Cuba negli Stati Uniti.

Dal 14 al 28 ottobre 1962, il mondo temette una scalata delle tensioni fino a un conflitto nucleare tra Washington e Mosca, dopo che l'Unione sovietica aveva trasferito rampe di lancio per missili di media gittata sul suolo cubano.

I documenti che saranno pubblicati dai DDS rivelano alcuni aneddoti sul mandato di rappresentanza elvetico. Un telegramma datato 23 ottobre 1962 rivela una richiesta del segretario di Stato americano Dean Rusk all'ambasciatore elvetico a Washington August Lindt.

Al culmine della crisi con Mosca, Rusk auspicava che il rappresentante svizzero all'Avana sondasse "di propria iniziativa" Fidel Castro sulla sua visione riguardo al futuro di Cuba. Lindt ebbe allora l'impressione che Washington considerasse possibile un negoziato con L'Avana. Infine, la Svizzera preferì aspettare che Castro manifestasse da solo le sue intenzioni. La crisi si risolse poi con il ritiro dei missili sovietici.

Gli USA si erano rivolti alla Svizzera nel 1961 affinché rappresentasse i loro interessi all'Avana perché a loro avviso nessun altro attore internazionale poteva assolvere questo compito, secondo una conversazione riportata in un documento destinato al consigliere federale Friedrich Wahlen, allora (1962-65) capo del Dipartimento politico (oggi degli Affari esteri).

"La Svizzera è il solo paese di cui gli Stati Uniti in ogni caso, ma probabilmente anche l'Unione sovietica, sono interamente soddisfatti", sottolinea l'ambasciatore Lindt dopo essersi intrattenuto con il consigliere per la sicurezza nazionale del presidente John F. Kennedy, McGeorge Bundy. "Se la Svizzera non esistesse, dovremmo inventarla", avrebbe dichiarato Bundy.

La Svizzera ha fatto successivamente da intermediario anche in altre occasioni delicate, come l'organizzazione di un ponte aereo tra Cuba e Miami e la firma di un accordo contro i dirottamenti di aerei. Il mandato ha pure causato qualche contrattempo ai diplomatici elvetici. Nel 1970 si sentono attaccati quando manifestanti prendono di mira lo stabile dove ha sede la rappresentanza svizzera degli interessi americani. Un intervento presso le autorità cubane calma però la situazione.

Dal dossier dei DDS si viene pure a sapere di una fornitura di zucchero alla Nestlé per compensare la nazionalizzazione delle sue imprese, come di tutte le proprietà straniere sull'isola, nel 1960, dopo la vittoria della rivoluzione l'anno prima. Episodio più frivolo: il berretto offerto pubblicamente nel 1964 da Fidel Castro all'ambasciatore Emil Stadelhofer, con il quale il leader cubano discuteva regolarmente.

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SDA-ATS