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MO: Juppé offre conferenza pace, a Roma prove disgelo

Questo contenuto è stato pubblicato il 02 giugno 2011 - 20:43
(Keystone-ATS)

Lo status quo fra israeliani e palestinesi "non è più tollerabile". Ma prima di arrivare al muro contro muro di un voto dell'Onu - in cantiere per settembre - sul riconoscimento d'autorità di una Palestina indipendente e sovrana c'è ancora spazio per un estremo tentativo negoziale: nelle forme dell'ennesima conferenza di pace da convocare, se i protagonisti accetteranno, a luglio.

È questo il messaggio recapitato oggi nella regione dal ministro degli Esteri francese, Alain Juppé, nello stesso giorno in cui il presidente dell'Autorità nazionale palestinese (Anp), Abu Mazen, si ritrovava fianco a fianco a Roma con il capo di Stato israeliano, Shimon Peres, complici i festeggiamenti solenni del 2 giugno, in occasione dei 150 anni dell'unità d'Italia.

Spiragli concreti di un rilancio, per la verità, non se ne vedono. Ma Juppé una carta ha quanto meno provato a tirarla fuori, offrendo il suo Paese per ospitare l'ipotetica conferenza di pace. La proposta è stata fatta dapprima a Ramallah, ad Abu Mazen, ieri sera, e al premier dell'Anp, Salam Fayyad, oggi; e poi ripetuta a Gerusalemme - a un quarto d'ora di macchina - a Netanyahu. Secondo l'inquilino del Quai d'Orsay, l'obiettivo rimane quello di sempre: due Stati vicini, israeliano e palestinese, in pace e sicurezza. Di certo, ha osservato il ministro francese, lo stallo attuale "non può continuare". E "se nulla accadrà di qui a settembre (scadenza fissata dall'Anp per il ricorso unilaterale all'Onu, in assenza di negoziati) la situazione si farà molto difficile per tutti".

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