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Centinaia di manifestanti hanno sfondato i cordoni di polizia schierati a difesa del parlamento moldavo e hanno fatto irruzione nel palazzo.

Nel maestoso edificio sovietico poche ore prima il nuovo governo filo-Ue del democratico Pavel Filip aveva ottenuto la fiducia con il voto favorevole di 57 deputati su 101.

Una maggioranza piuttosto risicata, ma che sembrava sufficiente a superare la crisi politica che attanaglia Chisinau da mesi. E a scongiurare lo scioglimento del parlamento: ipotesi inevitabile se non si fosse trovato un compromesso per un nuovo esecutivo entro il 29 gennaio. Ma la situazione era tesa, al punto che il nuovo premier era stato costretto ad annunciare la composizione del governo e presentare il suo programma dai seggi del parlamento perché i socialisti - all'opposizione e considerati filorussi - avevano occupato la tribuna dell'aula chiedendo elezioni anticipate.

Ma a volere il voto anticipato sono soprattutto le migliaia di manifestanti radunatisi intorno al parlamento durante e dopo il voto di fiducia. A centinaia hanno fatto irruzione nel parlamento nonostante i lacrimogeni sparati dalla polizia per cercare di fermarli. Alcuni di loro sono ancora dentro il palazzo, dove sono penetrati dopo violenti scontri con le forze dell'ordine, e scandiscono slogan come "Abbasso la mafia" e "Vittoria fino in fondo".

Ma in gran parte, a migliaia, presidiano la zona attorno all'edificio, ancora circondato da un cordone di polizia. A guidare i dimostranti ci sono 'Da - Dignità e verità', i socialisti e Nostro partito, tutti movimenti considerati filorussi e che si oppongono all'integrazione europea del paese più povero del Vecchio Continente. Gli organizzatori della protesta si dicono però contrari a ogni violenza così come all'irruzione in parlamento. Anche perché i manifestanti hanno chiesto di poter parlare con i deputati, che però - secondo la tv filo-Cremlino LifeNews - hanno già abbandonato da tempo l'edificio assieme ai membri del governo servendosi di un passaggio sotterraneo. Negli scontri, secondo gli oppositori, sarebbero anche rimaste ferite alcune persone, tra cui un ex portavoce del ministero dell'Interno che invitava le parti alla calma.

I dimostranti intanto hanno acceso dei falò sulla piazza davanti al parlamento e sperano che il presidente Nicolae Timofti non confermi Filip come nuovo premier, nonostante sia stato lui stesso a designare come capo del governo l'ex ministro delle tecnologie informative e delle telecomunicazioni.

In Moldova le proteste si susseguono da mesi, e con loro i cambi di governo. La scintilla della crisi politica è uno scandalo di corruzione: la sparizione, nel 2014, di 1,5 miliardi di dollari da tre delle principali banche del paese. Un caso che ha portato all'arresto dell'ex premier filo-occidentale Vlad Filat per appropriazione indebita.

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SDA-ATS