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Il suo nome resterà legato per sempre a quella che da molti viene considerata come una delle 'bufale' scientifiche più grandi di tutti i tempi, ma forse in futuro si vedranno i frutti del suo lavoro. Martin Fleischmann, uno dei due chimici che per primi affermarono di aver realizzato la 'fusione fredda', è morto lo scorso venerdì a 85 anni nella sua casa di Tisbury, in Inghilterra. La notizia, rilanciata da diversi media, è stata data dal figlio Nicholas.

Nel marzo del 1989 lo scienziato, insieme al collega Stanley Pons, affermò di essere riuscito a riprodurre la fusione nucleare, la reazione in cui due atomi di idrogeno si fondono per generare energia, a temperatura ambiente e con un rilascio minimo di radiazioni.

La notizia fece subito il giro del mondo, perché apriva la strada alla possibilità di avere energia pulita a basso costo, ma dopo diversi tentativi da parte di altri gruppi di replicare l'esperimento fu bollata come una 'bufala'. "Non avrei dovuto usare il termine fusione fredda - ha poi affermato Fleischmann, che soffriva da diversi anni di Parkinson, in un'intervista del 2009 - e avrei dovuto resistere alla tentazione di presentare direttamente la scoperta alla stampa e non tramite i canali tradizionali". Negli anni successivi all'esperimento i due scienziati continuarono le ricerche con fondi privati, abbandonandole però alla fine degli anni '90. Da allora ci sono stati numerosi tentativi di utilizzare i principi dei due scienziati per realizzare reattori, tutti però accolti con scetticismo. Il sito Pure Energy News ha censito 17 mila repliche riuscite dell'esperimento di Fleischmann e Pons in tutto il mondo.

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SDA-ATS