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Lo scorso anno il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha aperto 240 procedimenti penali per furto di informazioni di carte di credito su internet, il cosiddetto "phishing".

In due casi "ho deciso di avviare vaste indagini", ha indicato il procuratore generale della Confederazione, Michael Lauber, in un'intervista pubblicata oggi dalla "NZZ am Sonntag".

I costi per il trattamento penale di questo tipo di infrazioni sono estremamente grandi, ha aggiunto Lauber, secondo cui "il cybercrimine sta assumendo una dimensione assolutamente nuova". Gli autori di phishing non tengono conto delle frontiere nazionali, mentre la giustizia è organizzata secondo il principio della territorialità. I criminali operano inoltre molto velocemente cambiando identità, ha rilevato ancora.

In uno dei due casi principali sono stati arrestati due sospetti in Thailandia. Entrambi sono stati posti in detenzione preventiva in Svizzera. Assieme a tre complici hanno operato su 30'000 carte di credito, 1200 delle quali svizzere. "I danni ammontano a 2,7 milioni di franchi", ha spiegato il procuratore.

Il MPC è chiamato ad agire con mezzi limitati, sostiene Lauber, secondo cui non è escluso che ci siano stati decine di altri casi di "phishing", senza che nessuna indagine sia stata avviata. Il magistrato rileva inoltre come in Svizzera nessuna legge determini chi è competente per condurre i procedimenti penali in materia di cybercrimine.

In una sentenza del 2013 il Tribunale federale ha incaricato il MPC di occuparsi dei casi di "phishing". Lauber ha quindi concordato con le autorità cantonali competenti una spartizione dei compiti fra Confederazione e Cantoni.

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SDA-ATS