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Il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) rinuncia ad aprire un procedimento penale sulla riscossione di una tassa fatta pagare dall'Eritrea ai suoi cittadini residenti o rifugiati in Svizzera.

Secondo quanto riferisce oggi la "Neue Zürcher Zeitung" (NZZ), l'MPC ha deciso lo scorso 9 novembre di non dar seguito alla denuncia penale sporta in settembre dall'Ufficio federale di polizia (fedpol).

fedpol sosteneva che la tassa viene riscossa sul territorio elvetico senza espressa autorizzazione della Confederazione. Si tratterebbe quindi di "atti eseguiti senza base legale" da parte di uno Stato estero.

L'MPC è invece arrivato alla conclusione che la tassa dev'essere considerata legale, perché è stata decisa dallo Stato eritreo e non dai dipendenti del consolato generale a Ginevra. Stando ai passaggi citati dalla NZZ, né il fatto che il consolato distribuisca ai cittadini eritrei le cedole di pagamento, né l'apertura di un conto presso una banca svizzera, dove quei soldi vengono versati, sono elementi sufficienti per giustificare l'apertura di un procedimento penale.

"Abbiamo bisogno di persone che siano pronte a collaborare con la polizia e testimoniare", aveva dichiarato in agosto la direttrice di fedpol Nicoletta della Valle. "Finora le testimonianze hanno trovato spazio sui media, ma non nelle inchieste".

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SDA-ATS