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VIENNA - Addio sulla scena dello storico sovrintendente dell'Opera di Vienna, Ioan Holender, col primato mondiale nell'incarico. Un addio da primato anche questo - sei ore di autocelebrazione con lui al centro - ma meritato dopo una carriera costellata di successi (oltre 6.000 recite in 19 anni) in uno dei teatri lirici più importanti del mondo.
Decine di star sono accorse a rendergli omaggio, cantando o dirigendo gratis (incassi a bambini orfani della Moldavia): Placido Domingo, che ha cantato e diretto; i maestri Zubin Mehta, Fabio Luisi, Antonio Pappano, Marco Armiliato, Franz Welser-Moest, Simone Young; i cantanti Michael Schade, Thomas Quasthoff, Ramos Vargas, Barbara Frittoli, Anna Netrebko, Natalie Dessay, Violeta Urmana, Stefania Bonfadelli, Waltraud Meier,Diana Damrau Ferruccio Furlanetto, Simon Keenlyside e il mitico Leo Nucci, solo per citarne alcuni. In tutto 52 cantanti e 12 direttori alla serata, intitolata 'Retrospettiva musicale della direzione Holender 1991-2010'. Teatro gremito, parterre pieno di ministri, manager culturali, artisti, critici da mezza Europa.
La serata è stata condotta dallo stesso Holender, che ha confermato le sue doti di mattatore e anche una propensione alla megalomania come quella del connazionale da cui deriva il suo soprannome: Ceausescu. Ebreo romeno (nato a Timisoara nel 1935), Holender è in Austria dal 1959 con passaporto austriaco: la guida dell'Opera in un Paese dove tutti sono melomani ha fatto di lui un uomo di enorme potere. Per resistere tanto in un incarico fra i più bollenti al mondo, bisogna avere qualità da cavaliere di rodeo: ''coraggio, destrezza, tenuta, eleganza, ma anche fortuna'', scrive nel programma il responsabile dei teatri federali Georg Springer: e Holender le possedeva tutte.

SDA-ATS