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L'emergenza immigrazione arriva in Consiglio di Sicurezza. In una dichiarazione alla stampa i quindici membri del massimo organo di governo politico del mondo hanno espresso "forte solidarietà" ai paesi coinvolti dal traffico illegale dei migranti.

Un pronunciamento importante, sollecitato dal ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni, che a caldo ha commentato con un "Bene" su Twitter: "La voce dell'Italia è stata ascoltata, non solo a Bruxelles ma anche a New York", ha detto il rappresentante permanente italiano all'Onu Sebastiano Cardi sottolineando come la dichiarazione del Consiglio sia "un passo significativo in un percorso che passa per il vertice europeo di giovedì per arrivare a misure per debellare il fenomeno del traffico illegale con il sostegno dell'Onu e in una cornice di legalità internazionale".

La dichiarazione, spinta in Consiglio dalla Spagna che per due anni è membro non permanente, offre "forte appoggio" a paesi della regione come l'Italia colpiti dal traffico di migranti. Nel testo si esprime "profonda preoccupazione" per l'impatto che le attività illegali degli scafisti possono avere sulla stabilità della regione del Mediterraneo, trasformato da luogo di cooperazione e scambio culturale in mare di morte. "Si va oltre il cordoglio", ha commentato Cardi.

Deplorando e condannando le reti criminali del traffico di persone attraverso il Mediterraneo, i paesi del Consiglio di Sicurezza hanno sottolineato la necessità di portare i responsabili davanti alla giustizia. Nella dichiarazione si chiede la piena attuazione da parte degli stati firmatari del Protocollo contro il traffico dei migranti. Si parla anche della necessità di "coordinare gli sforzi internazionali per rafforzare la risposta globale a questa sfida comune e per proteggere soggetti vulnerabili come i migranti dal pericolo di diventare vittime dei contrabbandieri" di persone.

Il prossimo passo adesso è il vertice europeo di giovedì che dovrebbe dare il via a iniziative di contrasto ispirate all'operazione Atalanta contro la pirateria del Corno d'Africa, partita con mandato Onu dopo che il governo somalo aveva dato luce verde alla missione.

Più complicato è il caso della Libia dove, in attesa di esiti della mediazione dell'inviato speciale Onu Bernardino Leon, il governo riconosciuto dalla comunità internazionale è a Tobruk ma il grosso dei barconi partono dalla zona di Tripoli, controllata dagli islamisti.

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SDA-ATS