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Nazionale: Verdi avanzano come mai nessuno prima

Trionfo verde KEYSTONE/PETER SCHNEIDER sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 20 ottobre 2019 - 23:31
(Keystone-ATS)

Doveva essere un'onda, ha assunto i contorni di uno tsunami: salita dalla piazza, la voglia di ecologia degli Svizzeri è arrivata a cambiare gli equilibri del Consiglio nazionale.

Nelle elezioni odierne i Verdi guadagnano in un colpo 17 seggi, cosa che non era mai riuscita a nessun partito. In forte crescita anche i Verdi liberali, mentre perdono le quattro formazioni maggiori, rappresentate in governo: UDC, PS, PLR e PPD.

I risultati definitivi (l'ultimo cantone, Vaud, ha presentato i suoi dati alle 23.00) parlano estremamente chiaro: per la sesta volta consecutiva l'UDC arriva in testa al Nazionale, ma oggi la vera impresa è stata quella compiuta dai Verdi. Il partito di Regula Rytz sale a 28 mandati - uno dei quali conquistato per la prima volta in Ticino, quello di Greta Gysin, che ha estromesso la leghista Roberta Pantani - contro gli 11 del 2015. Un balzo che - in un paese come la Svizzera abituato ai micro-cambiamenti elettorali - è di proporzioni inattese: mai, nella storia delle elezioni federali dal 1919, anno di introduzione del sistema proporzionale, un partito aveva guadagnato così tanti mandati. Il record precedente risale all'UDC, che nel 1999 era salita di 15 seggi.

La maggiore sensibilità ecologista - nata sulla scia di un movimento popolare che a livello internazionale vede nell'adolescente svedese Greta Thunberg la sua portabandiera - è confermata anche dall'avanzata dei Verdi liberali, che raddoppiano la loro deputazione (16, +9). Ce n'è abbastanza per rivendicare un seggio verde in Consiglio federale, a scapito del PLR, secondo Regula Rytz.

Un argomento a suo favore è rappresentato dal fatto che perdono tutti e quattro i partiti rappresentati nell'esecutivo: l'UDC ottiene 53 seggi (-12 rispetto al 2015), il PS 39 (-4), il PLR 29 (-4) e il PPD 25 (-2). Sempre meno importante diventa anche il PBD (3 mandati, -4), la formazione che era nata come costola dell'UDC per sostenere l'allora consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf.

A livello di seggi i Verdi superano quindi il PPD e diventano più forti anche quanto a percentuale di schede: sono accreditati (dalle proiezioni SRG SSR: non sono ancora disponibili i dati dell'Ufficio federale di statistica) al 13,0%, con un balzo di 5,9 punti, mentre la formazione di Gerhard Pfister non va oltre l'11,4% (-0,2%).

Il primo partito del paese rimane di gran lunga l'UDC: la sesta vittoria consecutiva è comunque amara, perché la formazione di Albert Rösti si ferma al 25,8%, (-3,6 punti), peggior risultato dal 1999, che all'epoca era stato un anno di forte crescita. Anche il PS fa una magra figura: il suo 16,6% (-2,2 punti) è il livello più basso di sempre. Perde di meno il terzo partito, il PLR: il 15,3% (-1,1 punti) non è un record negativo (nel 2011 non andò oltre il 15,1%), ma la formazione che storicamente ha costruito la Svizzera moderna potrebbe avere sempre più difficoltà a giustificare le sue due poltrone in Consiglio federale.

I rapporti di forza sono cambiati in misura notevole. I calcoli sono presto fatti: se nel 2015 la coalizione di destra (insieme a Lega e MCG) poteva contare su 101 seggi, oggi le stesse formazioni scendono a 83 mandati. PS e Verdi arrivano a 67 rappresentanti e ago della bilancia diventa il PPD (25 esponenti). I nuovi equilibri avranno giocoforza la loro importanza di fronte ai temi che attendono la nuova legislatura: ambiente, previdenza, accordo quadro con l'Ue, costi della salute.

La sconfitta del fronte borghese è simboleggiata anche dalla débâcle di diversi esponenti di punta che non sono stati riconfermati: fra questi vanno segnalati Jean-François Rime (UDC/FR) e Hans-Ulrich Bigler (PLR/ZH), rispettivamente presidente e direttore dell'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM). Altro non rieletto di spicco è il presidente di Santésuisse Heinz Brand (UDC/GR). Sintomatico è pure il mancato rientro al Nazionale di Yvan Perrin, già consigliere di Stato a Neuchâtel ed ex vicepresidente dell'UDC svizzera.

Ma anche i socialisti perdono uno degli esponenti più apprezzati e influenti: deve lasciare il posto il sindacalista Corrado Pardini (BE). Una sorte toccata, pure a Berna, anche al presidente di Travail.Suisse Adrian Wüthrich, mentre nello stesso cantone entra Tamara Funiciello, assai conosciuta anche a livello nazionale quale ex presidente dei Giovani socialisti.

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