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Nel 2019 uno svizzero su tre ha lavorato da casa

Nel 2019 il 33,7% dei dipendenti svizzeri lavorava da casa (foto simbolica) KEYSTONE/JEAN-CHRISTOPHE BOTT sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 17 aprile 2020 - 15:59
(Keystone-ATS)

Per circa un terzo dei dipendenti svizzeri, l'home office non è una novità conosciuta solo con la diffusione del coronavirus.

Nel 2019, il 33,7% lavorava da casa: il 4,9% sempre, il 14% regolarmente e il 14,8% occasionalmente. Lo ha comunicato oggi l'Ufficio federale di statistica (UST).

Inoltre l'anno scorso quasi un collaboratore su due (46,2%) beneficiava di un orario flessibile: il 18,9% lavorava principalmente o regolarmente a domicilio e il 5,1% su chiamata. La percentuale di coloro che hanno deciso autonomamente l'orario di inizio e fine della giornata lavorativa è aumentata di 5,3 punti percentuali rispetto al 2010 (40,9%).

Un po' più a misura del dipendente è diventato anche il lavoro nel fine settimana: nel 2019 quasi una persona attiva su cinque (18,9%) lavorava regolarmente il sabato e quasi una su dieci (9,8%) la domenica. Dal 2010 si registra un calo rispettivamente di 3,6 e di 1,5 punti percentuali, precisa l'UST, che promette di presentare a settembre i dati relativi al primo semestre di quest'anno caratterizzato dal lockdown.

Attività finanziarie flessibili, ristorazione no

Per quanto riguarda l'orario di lavoro flessibile, si nota un evidente squilibrio tra i sessi: gli uomini sono stati l'anno scorso più spesso liberi di organizzare il loro orario di lavoro rispetto alle donne. A godere di questo privilegio erano il 51,5% dei collaboratori e solo il 40,5% delle collaboratrici.

La grande opportunità di avere un orario di lavoro flessibile l'avevano le persone impiegate nei rami attività finanziarie e assicurative (77,0%) e informazione e comunicazione (76,4%). L'orario flessibile era invece poco diffuso nei rami servizi di alloggio e ristorazione (18,4%), sanità e assistenza sociale (23,8%) ed edilizia (24,4%).

A lavorare la sera (tra le 19.00 e mezzanotte) nel 2019 sono state maggiormente le donne (17,8%) rispetto agli uomini (15,4%). Complessivamente - secondo i dati dell'UST - a svolgere abitualmente un'attività serale l'anno scorso è stato il 16,5% delle persone occupate, in calo di 0,7 punti percentuali rispetto al 2010 (17,2%).

Per quanto riguarda invece il lavoro notturno (tra mezzanotte e le 6.00 del mattino) - svolto dal 4,6% delle persone occupate - il tasso degli uomini (5,2%) superava quello delle donne (3,9%). Tale orario era prevalentemente diffuso nei rami trasporto e magazzinaggio e servizi di alloggio e ristorazione.

Lavoro su chiamata

Nel 2019 ha lavorato su chiamata il 5,1% delle persone dipendenti, contro il 5,6% del 2010. Questa forma di attività riguardava maggiormente le donne rispetto agli uomini (6,3% contro 4,0%). Il lavoro su chiamata era più frequente tra i giovani (15-24 anni: 9,5% delle persone dipendenti) e tra gli over 65 (21,6%), precisa l'UST.

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