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Le squadre di soccorso hanno ripreso le ricerche oggi dei dispersi sul monte Manaslu dopo la valanga che ha colpito ieri mattina il campo base n.3 causando la morte di 13 alpinisti.

C'è incertezza sulle cifre di quanti potrebbero essere rimasti sotto la neve. Il ministero del Turismo nepalese ha fatto oggi la cifra di sette, ma i media a Kathmandu sostengono che potrebbero essere molti di più.

Le fonti nepalesi parlano oggi di un massimo di undici vittime, ma ieri il veterano alpinista italiano Silvio Mondinelli ha detto di avere "personalmente contato 13 cadaveri".

Nella zona del campo base n. 3, a 6.600 metri di quota, le condizioni meteorologiche non sono favorevoli e quindi le ricerche dei dispersi procedono fra grandi difficoltà.

Responsabili locali hanno segnalato che nel momento della valanga c'erano 231 fra scalatori e guide impegnati nell'ascensione dell'ottava più alta vetta del mondo nell'Himalaya, anche se non tutti si trovavano nella zona dell'impatto della slavina.

Da parte sua il ministero del Turismo nepalese ha precisato che gli alpinisti appartenevano a cinque differenti agenzie di trekking: Thamserku Trekking, Cho Oyu Trekking, Himalayan Guides Nepal Treks and Expeditions, Seven Summit Treks ed Express.com.

Secondo il quotidiano The Himalayan Times, infine, al momento della tragedia "oltre 50 persone dormivano al campo base n.3 e di queste 18, ferite, sono state soccorse e trasferite in ospedale".

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SDA-ATS