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Ridateci la nostre ragazze. #BringBackOurGirls: un semplice hashtag, partito in sordina, sta catalizzando l'attenzione del mondo sulla drammatica vicenda delle quasi 300 liceali rapite in Nigeria dagli integralisti islamici di Boko Haram: ormai è stato rilanciato oltre un milione di volte, anche da Michelle Obama, e da molte altre personalità internazionali. E la protesta, al grido di "ridateci la nostre ragazze", ora esce anche dal cyberspazio e raggiunge le piazze. Il tweet della first lady, con tanto di foto in cui appare con in mano un cartello con scritto #BringBackOurGirls, si unisce a quelli di molte altre personalità della politica o dello spettacolo, come Hillary Clinton e sua figlia Chelsea, la ragazza pakistana Malala, Naomi Campbell, Angelina Jolie, Sean Penn e molti altri divi di Hollywood.

Tutto è cominciato quasi per caso. Il 23 aprile, durante un discorso pronunciato ad una cerimonia dell'Unesco in Nigeria, Ozy Ezekwesili, vicepresidente della Banca Mondiale per l'Africa, ha esortato il governo di Abuja ad intervenire e ha detto: "ridateci le nostre ragazze". Un avvocato nigeriano ha sentito la frase e l'ha twittata, creando l'hashtag con la speranza di aumentare la consapevolezza attorno ad un dramma che fino ad allora aveva avuto ben poco spazio sulla stampa internazionale.

Nel giro di alcuni giorni, su twitter #BringBackOurGirls è diventato un fiume in piena, ed ora è costantemente tra i dieci più twittati, mentre i media hanno iniziato a seguire con più attenzione la vicenda. Non tutti sono però convinti che si tratti di un'iniziativa che possa effettivamente favorire la liberazione delle 276 liceali rapite il 14 aprile, mentre nella loro scuola di Chibok si preparavano a dare gli esami di fine anno.

Diversi tweet accostano il fenomeno a quanto successo con la campagna Kony2012, che è divenuta la più virale della storia, ma in realtà il sanguinario Joseph Kony - signore della guerra ugandese, leader del Lord's Resistence Army (Lra), ricercato per crimini contro l'umanità - continua a rimanere a piede libero.

Resta però il fatto che dal web #BringBackOurGirls è ora arrivato sulle magliette e sui cartelli di migliaia di manifestanti che sono scesi in strada o si preparano a farlo ad Abuja, ma anche a Londra, Dublino, Los Angeles e anche Washington.

E così la pressione internazionale sul governo nigeriano affinché faccia di più per le ragazze continua ad aumentare, mentre anche il presidente Barack Obama ha definito la vicenda delle liceali "straziante", e ha affermato che gli Usa stanno facendo "tutto ciò che possono" per contribuire ad ottenerne la liberazione. Compreso l'invio di una missione con tanto di agenti dell'Fbi per aiutare il governo nigeriano.

SDA-ATS