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Nigeria: fallisce blitz Gb, muoiono 2 ostaggi

Questo contenuto è stato pubblicato il 09 marzo 2012 - 07:12
(Keystone-ATS)

Due ostaggi - un italiano e un britannico - sono rimasti uccisi durante un blitz condotto in Nigeria da un commando delle unità speciali dell'esercito britannico (Sbs) insieme alle forze nigeriane nel tentativo di liberarli dal gruppo islamico che li avevano rapiti. Il tentativo, tragicamente fallito, è avvenuto senza che l'Italia ne fosse al corrente e Roma ha chiesto spiegazioni dettagliate sulla dinamica del blitz. E, per fare il punto su quanto accaduto in Nigeria, il premier Mario Monti ha convocato per questa mattina il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica (Cisr).

A dare il là all'operazione militare sono state le autorità nigeriane con il forte sostegno e l'appoggio militare di Downing Street sull'onda di un'accelerazione imprevista degli eventi nelle ultime ore e nel timore di un imminente pericolo di vita per i due ingegneri da maggio scorso nelle mani di frange estremiste di ispirazione islamica.

Un raid avvenuto all'insaputa delle autorità italiane che sono state informate solo a cose fatte, come puntualizza una nota di Palazzo Chigi, e sul quale il premier Mario Monti ha chiesto al presidente nigeriano di avere al più presto una ricostruzione dettagliata delle circostanze che hanno portato all'uccisione degli ostaggi.

È stato il premier David Cameron a telefonare al presidente del Consiglio Mario Monti - che era in volo da Belgrado diretto a Roma - per comunicargli la tragica notizia.

La finestra di opportunità per liberare i due ostaggi stava chiudendosi, si è affrettato a spiegare Cameron a Monti precisando di aver autorizzato il blitz dopo aver ricevuto dai servizi segreti africani un video che dava indicazioni sul luogo della prigionia. "Avevamo ragione di credere che le vite degli ostaggi fossero in imminente pericolo", ha detto ancora Cameron, quasi a voler togliere qualsiasi dubbio sulla validità della decisione assunta senza consultare l'Italia. Paese che, tradizionalmente, preferisce la via della trattativa a quella della forza. E a cui questa vicenda, con il suo drammatico epilogo, dà ragione.

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