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Nigeria: i Boko Haram rapiscono altre 60 ragazze

Questo contenuto è stato pubblicato il 23 ottobre 2014 - 20:58
(Keystone-ATS)

Un vero e proprio incubo. Almeno altre sessanta ragazze sono state sequestrate dai fondamentalisti Boko Haram in due villaggi nel nord-est della Nigeria. Un rapimento che fa sfumare le speranze per il rilascio delle duecento studentesse sequestrate lo scorso 14 aprile dagli stessi jihadisti, mettendo in dubbio la tregua annunciata nei giorni scorsi fra le autorità del Paese africano e il gruppo.

Il nuovo rapimento, secondo quanto ha riferito l'agenzia Misna, sarebbe avvenuto nella regione di Adamawa: 40 ragazze sono di Waga Mangoro e altre 20 di Grata. Fonti locali hanno confermato che l'area era da circa due mesi sotto il controllo dei ribelli.

"Abitanti di Wagga - prosegue l'agenzia missionaria - hanno raccontato che un centinaio di Boko Haram pesantemente armati sono entrati nel villaggio e hanno cominciato a sparare, bruciando anche case e negozi e dopo avere ucciso due uomini i ribelli hanno portato via le ragazze". Questo ulteriore sequestro, sottolinea la Misna, "mette in dubbio le trattative tra il governo di Abuja e i ribelli per il rilascio delle 200 ragazze di Chibok rapite ad aprile": trattative che nei giorni scorsi avevano aperto la speranza di uno spiraglio.

Tuttavia, stando a quanto scrive la Bbc online, le autorità nigeriane non hanno al momento confermato la nuova azione dei terroristi, mentre testimoni hanno riferito che il rapimento sarebbe avvenuto il giorno dopo l'annuncio sul cessate il fuoco.

Alla tregua - secondo fonti governative - sarebbero dovuti seguire nuovi negoziati in Ciad per il rilascio delle studentesse. L'incubo per le oltre 200 giovani era iniziato poco più di sei mesi fa, quando i fondamentalisti penetrarono in un liceo di Chibok portando le ragazze nel cuore della foresta vicino al Camerun.

Alcune giovani riuscirono a fuggire nelle prime ore del sequestro e nei giorni successivi al rapimento, ma della maggior parte di loro, circa 219, si sono oramai perse le tracce.

A inizio maggio in un video il leader dei Boko Haram, Abubakar Shekau, rivendicò il sequestro minacciando di venderle come schiave dopo averle costrette a convertirsi all'Islam. Nei mesi a seguire numerosi appelli sono stati lanciati da personaggi politici e non solo, tra cui Michelle Obama e Malala Yousafzai, nell'ambito della campagna "Bring back our girls".

Intanto, secondo la polizia nigeriana, almeno cinque persone hanno perso la vita ed una dozzina sono rimaste ferite nell'esplosione di un ordigno in una stazione di autobus ad Azare, nel nord del Paese. La zona è teatro di ricorrenti attacchi e attentati dei Boko Haram.

La scorsa notte invece l'esercito camerunense ha respinto un assalto della stessa milizia islamista. Secondo il sito Koaci, almeno undici miliziani sono rimasti uccisi alla frontiera con la Nigeria, ma al momento non si hanno notizie di eventuali vittime tra i militari. Nelle ultime settimane si sono moltiplicati gli attacchi dei Boko Haram a località nell'estremo nord del Camerun, le cui forze armate sono costantemente dispiegate lungo la linea di confine per bloccare le infiltrazioni dei miliziani.

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