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Dopo il no del popolo svizzero alla terza riforma dell'imposizione delle imprese (RI imprese III) molti cantoni bloccano i lavori in corso per le loro leggi di attuazione (foto simbolica d'archivio).

KEYSTONE/THOMAS DELLEY

(sda-ats)

Dopo il no del popolo svizzero alla terza riforma dell'imposizione delle imprese (RI imprese III) molti cantoni bloccano i lavori in corso per le loro leggi di attuazione. Attendono gli sviluppi a livello federale, secondo quanto emerge da un sondaggio dell'ats.

Si temono ammanchi finanziari, ma anche un riaccendersi della concorrenza fiscale tra cantoni.

"Il tempo stringe, ma non ci resta che aspettare che sia messo sul tavolo un nuovo progetto", afferma la direttrice delle finanze sciaffusana Rosmarie Widmer (UDC). I lavori preliminari avviati nel cantone saranno per il momento congelati.

Anche il governo di Zugo chiede a Berna di preparare al più presto un nuovo progetto: "I punti di forza non contestati nella campagna di votazione del pacchetto respinto vanno mantenuti anche nella nuova soluzione", dichiara il ministro delle finanze cantonale Heinz Tännler (UDC).

Sulla stessa linea Basilea Città e Zurigo: sperano in una rapida soluzione a livello federale e per quanto li riguarda affermano di volere per il momento pigiare sul "tasto pausa". In un senso analogo si esprimono altri cantoni, come Svitto, Obvaldo e il Vallese.

Nel canton Berna la prevista riduzione di circa un quarto delle imposte sulle aziende è sotto pressione. La strategia fiscale cantonale deve essere riveduta, esige la sinistra. Per la direttrice delle finanze Beatrice Simon (PBD) la riduzione è tuttavia un mandato conferito dal Gran Consiglio ed è necessaria in ogni caso, indipendentemente dalla RI imprese III.

Nel canton Friburgo i sindacati esigono che il governo ritiri la prevista legislazione esecutiva. Il capo del Dipartimento delle finanze Georges Godel (PPD) continua invece a caldeggiare il suo progetto, che definisce nettamente più moderato di quello ora naufragato a livello federale.

Il Canton Lucerna già ieri aveva rilevato che il no popolare lo mette in una situazione difficile. I lavori per la legislazione esecutiva sono stati immediatamente sospesi e la pianificazione finanziaria dovrà di nuovo essere adeguata.

"Siamo ora semplicemente di nuovo alla casella di partenza", rileva dal canto suo Andreas Bühlmann, capo dell'Ufficio finanze del canton Soletta, pur sottolineando che i lavori preliminari finora effettuati non sono stati del tutto vani.

Argovia è il solo grande cantone a non aver indicato in che modo intendeva concretamente attuare la RI imprese III. Secondo il suo direttore delle finanze Markus Dieth (PPD) c'è ora il pericolo di "una dannosa concorrenza tra i cantoni".

Ginevra intende per il momento mantenere il suo progetto: alcune correzioni saranno forse necessarie, ma il Cantone continua a puntare su un'aliquota unitaria del 13,49% per evitare una fuga di imprese, afferma il capo del Dipartimento delle finanze Serge Dal Busco (PPD).

Deciso nel mantenere la sua rotta è Vaud, unico cantone romando che abbia accettato la proposta di riforma federale, con il 51,3% dei voti, dopo che quella cantonale era stata plebiscitata con una maggioranza dell'87% nel marzo 2016. Il rifiuto federale può frenare la concretizzazione della riforma vodese ma non impedirla, afferma il Consiglio di Stato. L'esecutivo dispone ora di un termine di sei mesi per presentare al Gran Consiglio un rapporto relativo alla strategia da seguire.

Il modello approvato nel Canton Vaud prevede un'aliquota d'imposta per tutte le imprese del 13,79%, contro il 21,65% attualmente. La riforma è accompagnata da una serie di misure a favore delle famiglie e dell'impiego, finanziate parzialmente dalle aziende.

SDA-ATS

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