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NEW YORK - La filiale americana di Novartis ha sistematicamente discriminato il suo personale femminile: è la tesi sostenuta da 17 donne, impiegate o ex dipendenti del gruppo farmaceutico, in una causa avviata oggi davanti al tribunale federale del distretto sud di New York. La società respinge gli addebiti.
Secondo gli avvocati della parte attrice le lavoratrici hanno ricevuto salari più bassi e sono state considerate meno, nell'ambito delle promozioni, dei loro colleghi maschi, ma hanno anche dovuto subire molestie sessuali. La prima testimone chiamata a deporre nella prima giornata del processo ha raccontato di essere stata al centro di attenzioni sgradevoli e di aver comunicato la cosa ai suoi superiori, senza però che costoro prendessero provvedimenti.
Davanti ai dieci giurati - sei donne e quattro uomini - una venditrice ha poi raccontato di un colloquio avvenuto quando era incinta, in cui il suo capo la invitò ad abortire e a lasciare il fidanzato. Fra le lacrime la donna ha detto di non aver segnalato il caso all'ufficio del personale perché era notorio che le lavoratrici che si lamentavano prima o poi venivano licenziato.
Secondo i legali che hanno intentato la causa questi non sono episodi sporadici: la discriminazione sistematica faceva parte della politica aziendale di Novartis. L'avvocato della società ha per contro illustrato le direttive dell'azienda contro le molestie sul posto di lavoro. Contattata dall'ATS, una portavoce ha respinto in toto le accuse: l'azienda si dice contenta della possibilità di presentare davanti alla corte la sua posizione e di dimostrare così l'infondatezza delle critiche. Il processo prosegue lunedì.

SDA-ATS