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ISTANBUL/NEW YORK - Alla fine Barack Obama ce l'ha fatta: dopo mesi di complessi negoziati a New York e nelle capitali, il Consiglio di Sicurezza dell'Onu voterà domani una nuova risoluzione - la quarta dal 2006 - sulle sanzioni all'Iran.
La luce verde al voto è arrivata dopo un accordo di massima sulle 'liste nere' (un individuo, il capo dell'organizzazione iraniana dell'energia atomica Javad Rahiqi e 41 entità e banche) allegate al documento. Dovrebbero votare a favore 12 paesi, contro o astenuti Libano, Turchia e Brasile.
Negativa già oggi la reazione di Teheran: in caso di sanzioni non ci sarà più alcun negoziato, ha detto il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad.
La risoluzione prende di mira tre obiettivi: l'elite militare dei Guardiani della Rivoluzione, l'industria iraniana delle spedizioni in mare, e alcune sue imprese commerciali tra cui le banche. Nessuno si aspetta che il nuovo round di sanzioni crei sufficiente pressione per indurre Teheran a desistere dal suo programma nucleare, ma l'obiettivo dell'amministrazione Obama era di mostrare compattezza della comunità internazionale.
La nuova bozza, ispirata dagli americani, un sistema di vigilanza sulle transazioni con qualsiasi banca iraniana compresa la Banca Centrale. Si estende l'embargo delle armi pesanti. A Teheran non sarà più permesso di investire all'estero in una serie di attività sensibili come le miniere di uranio. I cargo iraniani potranno essere ispezionati in mare.

SDA-ATS