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"Sono ottimista. In Iraq e Siria l'Isis è circondato da forze che vogliono distruggerlo e abbiamo visto che può essere sconfitto sul campo di battaglia".

Il giorno dopo il faccia a faccia con Vladimir Putin in cui si è cercato di sciogliere il gelo degli ultimi anni, Barack Obama lancia un messaggio di speranza.

Il presidente degli Usa ha aperto oggi i lavori al summit sulla lotta al terrorismo all'Onu. Un vertice al quale hanno preso parte i leader di almeno 100 Paesi. "Ci sarà ancora molto lavoro da fare", perché la lotta all'Isis "non è solo una campagna militare, ma una situazione molto complessa", in cui un ruolo determinante deve averlo soprattutto la lotta alla propaganda, a partire da quella online", ha avvertito Obama.

Sulla lotta all'Isis, il presidente americano ha spiegato che "si tratta di un lavoro molto duro, che non si risolve dall'oggi al domani", e ha annunciato l'ingresso nella coalizione della Nigeria, della Tunisia e della Malesia. Salgono dunque a 60 i Paesi impegnati contro lo Stato Islamico, anche se l'Onu ha lanciato l'allarme sui foreign fighter, sostenendo che c'è stato "un aumento del 70% dei combattenti provenienti da almeno 100 Paesi verso le regioni del conflitto". "Questa minaccia alla sicurezza internazionale richiede una risposta unitaria", ha tuonato il segretario generale dell'Onu Ban ki Moon.

Obama ha quindi insistito che per sconfiggere l'Isis "occorre un nuovo leader in Siria". "Questo sarà un processo complesso ma siamo pronti a lavorare con tutte le parti, incluse Russia e Iran, per trovare un meccanismo politico con cui sia possibile iniziare un processo di transizione", ha spiegato.

Ma è proprio sulla leadership di Damasco che resta "il profondo disaccordo" tra Obama e Putin nel lungo bilaterale che hanno avuto nella notte di ieri. I due hanno comunque provato a dialogare sulla Siria per sconfiggere l'Isis, con Mosca che valuta l'ipotesi di raid aerei congiunti, ma restano distanti sulla strategia da seguire e soprattutto sul ruolo di Assad, alleato di Putin, "un dittatore che massacra il suo popolo", secondo la definizione di Obama.

Dalla riunione-fiume, che entrambi hanno definito "civile e costruttiva", i due leader hanno probabilmente capito di non avere scelta se non quella di collaborare insieme per cercare di porre fine ai quattro anni di sanguinosa guerra civile che ha già provocato 240mila morti e creato una delle più gravi crisi dell'immigrazione dal dopoguerra.

Una delle ipotesi prese in considerazione, come ha affermato lo stesso Putin ai giornalisti dopo il colloquio, è quella dei raid congiunti. "Possiamo lavorare insieme", ha detto. "Ma - ha ribadito - solo se in linea con il diritto internazionale". Lo 'zar' ha poi escluso che le truppe russe, già schierate nel Paese, attaccheranno sul terreno.

Fonti della Casa Bianca hanno riferito che gli Usa non considerano il dispiegamento delle forze militari russe in Siria come necessariamente distruttivo per ottenere un risultato positivo sul territorio, ma l'opinione dell'amministrazione dipenderà dalle azioni di Mosca e dal modo in cui proseguiranno.

"Se i russi usano la loro forza militare solamente per combattere l'Isis, allora va bene", sostiene una fonte della Casa Bianca. "Ma se lo fanno per rafforzare la lotta di Assad contro il suo stesso popolo, questo sarà negativo", ha aggiunto. I due leader - emerge inoltre - hanno convenuto che le loro forze armate dovrebbero comunicare al fine di "evitare conflitti militari tra di loro nella regione".

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SDA-ATS