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Nuova tappa nella lotta all'evasione fiscale delle multinazionali.

KEYSTONE/EPA/FELIPE TRUEBA

(sda-ats)

La lotta contro l'evasione fiscale delle multinazionali ha superato una nuova tappa: oltre 60 Paesi tra cui la Svizzera hanno firmato oggi a Parigi una convenzione multilaterale mirante a prevenire l'erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili.

Secondo questo trattato, la Svizzera potrà adattare efficacemente certe convenzioni contro la doppia imposizione (CDI) agli standard minimi concordati nell'ambito del progetto Base Erosion and Profit Shifting (BEPS), spiega in una nota la Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali (SFI).

Lanciato dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) e dal G20, il progetto BEPS mira a imporre gli utili aziendali nel luogo in cui le attività che li hanno generati sono state effettuate. Concretamente, si tratta di impedire alle multinazionali di trasferire i loro profitti da un Paese all'altro per aggirare il fisco.

L'OCSE ha approvato i risultati finali del progetto BEPS nell'ottobre 2015. Diverse misure previste richiedono una modifica di talune convenzioni contro le doppie imposizioni. Un gruppo di oltre 100 Stati e territori, tra cui la Svizzera, ha elaborato una Convenzione multilaterale ("Convenzione BEPS") con cui adeguare in modo rapido ed efficiente le esistenti CDI alle disposizioni introdotte dal progetto BEPS. Al mondo si contano più di 3500 CDI. Il 24 novembre 2016, la Convenzione BEPS è stata formalmente approvata e pubblicata.

In virtù della Convenzione BEPS saranno adeguate per ora le CDI della Svizzera con l'Argentina, il Cile, l'India, l'Islanda, l'Italia, il Liechtenstein, la Lituania, il Lussemburgo, l'Austria, la Polonia, il Portogallo, il Sudafrica, la Repubblica ceca e la Turchia, indica il comunicato della SFI.

SDA-ATS

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