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Omicidio Lucie, chiesto internamento a vita per autore

Questo contenuto è stato pubblicato il 12 agosto 2011 - 11:51
(Keystone-ATS)

Ergastolo e internamento a vita per il 28enne che uccise la ragazza alla pari friburghese Lucie: questa le richieste avanzate dalla procura di Baden (AG) nel rinvio a giudizio formulato nei confronti del giovane reo confesso che nel marzo 2009 sgozzò la 16enne a Rieden (AG).

Dopo la stesura di due perizie psichiatriche sull'omicida, le indagini sono concluse, indica stamane in una nota il ministero pubblico, precisando che sosterrà l'accusa di assassinio. Non è ancora chiaro quando sarà aperto il processo, che si celebrerà davanti al tribunale distrettuale di Baden.

L'accusato, pregiudicato per un delitto violento, di nazionalità svizzera, si trova in detenzione preventiva sin dal suo arresto nel marzo 2009. Durante l'indagine ha detto agli inquirenti di aver commesso l'omicidio per poter essere incarcerato. Ha smentito che le ragioni del suo crimine fossero di ordine sessuale. Queste affermazioni corrispondono a quanto l'accusato aveva già detto alla polizia dopo l'arresto.

Il giovane adulto ha ucciso Lucie, una ragazza alla pari, con inaudita violenza, accoltellandola a più riprese, nel proprio appartamento di due locali a Rieden bei Baden. L'accusato aveva avvicinato la 16enne lo stesso mercoledì a Zurigo e l'aveva attirata nella sua abitazione promettendogli di fotografarla per una presentazione di gioielli.

La polizia scoprì il corpo dell'adolescente, data per scomparsa, la domenica seguente nell'appartamento del suo boia. Il giorno seguente l'assassino si consegnò alla polizia a Zurigo e 24 ore dopo confessò il delitto al giudice istruttore.

L'uomo era stato rilasciato con la condizionale nell'agosto 2008 da una casa di rieducazione al lavoro per giovani adulti dopo una condanna del 2004 di un tribunale argoviese. Nel 2003 aveva strangolato una giovane donna, che era sopravvissuta. Il giorno prima di uccidere Lucie, l'accusato non era stato accolto in una clinica di Neuenhof (AG), perché si era presentato in ritardo. Il servizio esecuzione delle pene argoviese aveva da poco ordinato una cura di disintossicazione, dopo che il giovane aveva ripreso a consumare stupefacenti.

La vicenda ha portato anche ad un'inchiesta amministrativa che ha evidenziato "carenze" nell'organizzazione dei servizi responsabili dell'esecuzione delle pene e delle liberazioni condizionali. L'indagine non ha tuttavia evidenziato responsabilità di singoli funzionari.

Un procuratore straordinario, già presidente del Tribunale cantonale di Berna, attualmente sta però conducendo un'inchiesta sulle presunte inadempienze delle autorità argoviesi. I genitori della giovane uccisa, all'inizio del 2010 hanno infatti sporto una denuncia contro i responsabili cantonali dell'esecuzione delle pene. L'ipotesi di reato è quella di omicidio colposo.

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