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Un centinaio di ong internazionali hanno scritto una lettera al presidente della Confederazione Alain Berset par chiedere che la Svizzera ratifichi immediatamente la Convenzione per il controllo del tabacco (FCTC).

KEYSTONE/AP/SETH WENIG

(sda-ats)

La Svizzera deve ratificare la Convenzione per il controllo del tabacco (FCTC). E deve farlo immediatamente: lo chiedono 106 ong internazionali che, riunite oggi a Ginevra, hanno scritto una lettera a tal proposito al presidente della Confederazione Alain Berset.

"Vogliamo esprimere la nostra profonda preoccupazione e disapprovazione per quello che sta succedendo in Svizzera in termini di controllo del tabacco", denunciano le organizzazioni. Questo prodotto, a loro avviso, costituisce un problema su scala globale con gravi conseguenze sulla salute pubblica, sui diritti dell'uomo e sullo sviluppo economico.

Un quarto delle 106 ong che hanno sottoscritto la missiva sono svizzere o hanno la propria sede nella Confederazione.

La Svizzera ha già firmato la convenzione, ma fa parte dei 13 Paesi che ancora non ha ratificato il testo. Per questo le ong accusano di "mancanza di solidarietà" una nazione "orgogliosa del proprio impegno umanitario". È anche penultima nella classifica in termini di accessibilità dei prodotti.

Nel mirino viene messo anche il progetto preliminare della legge sul tabacco, in quanto non fissa come obiettivo una diminuzione reale della diffusione del fumo in Svizzera entro il 2060, al momento ufficialmente intorno al 25%. Il Consiglio federale non sta onorando il suo mandato di protezione della salute della popolazione, affermano le organizzazioni.

Al governo viene anche rimproverato di violare i diritti umani e non rispettare gli obiettivi di sviluppo sostenibile. "La Svizzera è un santuario giudiziario per l'industria del tabacco", ha rincarato la dose in una conferenza stampa Pascal Diethelm, presidente dell'associazione OxySuisse.

Le ong aggiungono che, anche sul piano economico, questa industria ha effetti nefasti e, se Berna non vuole danneggiare la propria reputazione, non deve più avvantaggiare politicamente le multinazionali del settore. In Parlamento "comincia a esserci una presa di coscienza, ma non è ancora sufficiente", ha messo in risalto la consigliera nazionale Laurence Fehlmann Riell (PS/GE).

Recentemente, la numero uno del segretariato della FCTC, Vera Luiza da Costa e Silva, non aveva lesinato critiche alla Confederazione. Stando alla brasiliana, la posizione svizzera sul tema è "più una vergogna che un problema".

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SDA-ATS