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ONU: MO, Abu Mazen all'appuntamento con la storia

Questo contenuto è stato pubblicato il 23 settembre 2011 - 17:09
(Keystone-ATS)

Attesa, al Palazzo di vetro, per l'intervento del presidente dell'Autorità nazionale palestinese Abu Mazen che, nel pomeriggio, consegnerà al segretario generale delle Nazioni Unite Ban ki-moon la lettera con la richiesta del riconoscimento di uno Stato palestinese. Subito dopo parlerà all'Assemblea generale: un discorso che lascia tutti col fiato sospeso.

Dai palestinesi di Cisgiordania innanzitutto, delusi dal discorso di Barack Obama, che dai maxi schermi di Ramallah seguiranno in diretta il discorso del presidente. Dai governi europei, arrivati allo snodo cruciale di una pace possibile in ordine sparso e dai grandi Paesi come Russia, Cina, Brasile - favorevoli al 194/esimo membro delle Nazioni Unite - fino ai nuovi protagonisti dell'area, come la Turchia di Erdogan, che sta giocando a raffica le sue carte diplomatiche per ridisegnare gli equilibri regionali.

Dopo Abu Mazen, parleranno Giappone e Bhutan; quindi sarà il turno del premier israeliano Benjamin Netanyau che, incassata la rassicurazione di Obama, ribadirà la sua posizione già nota di denuncia dell'iniziativa palestinese.

Se i contenuti sono relativamente scontati, saranno importanti anche i toni e le sfumature in un momento comunque delicato, che potrebbero far esplodere la rabbia nelle nuove piazze di Ramallah affollate da migliaia di ragazzi, nei vicoli antichi di Nablus e di Hebron, nelle strade polverose dei villaggi di Cisgiordania soffocati dai 400 chilometri del Muro. E potrebbero innescare la repressione dell'esercito con la stella di Davide. Israele è in stato di allerta: sono stati schierati 22 mila agenti e guardie di frontiera per far fronte alle attese manifestazioni che coincidono anche con la preghiera del venerdì.

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