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Oltre mille morti in 17 giorni e 1,2 milioni di sfollati dal mese di gennaio 2014: sono i dati allarmanti diffusi dalle Nazioni Unite sulla crisi in Iraq. Secondo quanto riportato dalla missione Onu nel Paese (Unami), e dall'Alto Commissariato Onu per i diritti umani, almeno 1.075 persone sono state uccise e 1.189 sono rimaste ferite dall'inizio di giugno.

"Almeno 757 civili sono stati uccisi e 599 feriti nelle province di Ninive, Diyala e Salaheddine tra il 5 e il 22 giugno, mentre almeno altre 318 hanno trovato la morte e 590 sono state ferite, sempre nello stesso periodo, a Baghdad e nelle regioni del sud", ha precisato Rupert Colville, portavoce dell'Alto Commissariato.

A maggio, sempre secondo fonti delle Nazioni Unite, erano state uccise oltre 900 persone. "Questa cifra - ha aggiunto Colville - comprende una serie di esecuzioni sommarie ed esecuzioni extragiudiziali di civili, poliziotti e soldati. E continuano anche i rapimenti nelle province del nord del Paese e a Baghdad". L'Onu ha riportato che tra i sequestrati ci sono anche un certo numero di stranieri.

L'Isis - hanno affermato le Nazioni Unite - ha trasmesso decine di video che mostrano trattamenti crudeli, decapitazioni e fucilazioni di soldati non combattenti, agenti di polizia e persone apparentemente prese di mira a causa della loro religione o etnia. Nel frattempo, sono state segnalate almeno due esecuzioni sommarie di massa di prigionieri da parte dell'esercito iracheno: i numeri devono ancora essere verificati ma una delle due esecuzioni, presso la stazione di polizia di al-Qalaa a Tal Afar, avrebbe comportato l'uccisione di 31 detenuti.

E secondo la missione Onu in Iraq (Unami), dal mese di gennaio 2014, ci sono stati oltre 1,2 milioni di sfollati. I dati, aggiornati al mese di giugno, mostrano come circa 700 mila persone hanno abbandonato le loro case di fronte al dilagare della violenza nel centro dell'Iraq, e 500 mila nel nord del Paese.

SDA-ATS