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L'anno prossimo la Svizzera, con il consigliere federale Didier Burkhalter, assume per la seconda volta la presidenza dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE). Rispetto al 1996, quando l'organismo intergovernativo fu presieduto dal ticinese Flavio Cotti, l'OSCE ha perso un certo prestigio, ma continua a giocare un ruolo non indifferente negli ambiti della politica di sicurezza, della collaborazione economica, dell'ambiente e dei diritti dell'uomo in uno spazio che comprende praticamente tutto l'emisfero nord, da Vladivostok a Vancouver.

La Confederazione, come si legge in un dossier pubblicato sul sito del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), si è posta alcuni obiettivi in materia di sicurezza, di diritti dell'uomo e di riforme istituzionali dell'organizzazione.

La stabilità nei Balcani occidentali, in particolare in riferimento al Kosovo, sarà una questione prioritaria. L'obiettivo principale è l'attuazione degli accordi di Belgrado e Pristina, considerati una premessa indispensabile alla riconciliazione. Altro teatro di crisi in cui Berna spera di portare conciliazione è il Caucaso meridionale.

Nell'ambito dei diritti dell'uomo, il DFAE conta di promuovere lo Stato di diritto, la lotta alla tortura e il rafforzamento della legittimità dei processi elettorali.

Dal canto suo, la riforma delle strutture dell'OSCE auspicata dalla Confederazione mira a permettere all'organizzazione "di reagire più rapidamente e in modo più efficace alle crisi".

In questo ambito la Svizzera ha avviato un processo assolutamente originale: ha infatti stabilito un'agenda di priorità in comune con la Serbia, che assumerà la presidenza dell'OSCE nel 2015. Contatti tra le presidenze dell'anno precedente, dell'anno in corso e di quello venturo sono usuali, ma mai prima d'ora due Paesi avevano stabilito una tale stretta collaborazione per un biennio. Lamberto Zannier, segretario generale dell'OSCE, guarda con grande favore all'iniziativa dei due Paesi, ha detto all'ats.

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SDA-ATS