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BERNa - Il fratello dello svizzero imprigionato in Libia, Max Göldi, ha lanciato un pressante appello al leader libico Muammar Gheddafi affinché "faccia tutto quanto in suo potere perché la domanda di grazia venga ascoltata". Tale richiesta dovrebbe essere inoltrata nei prossimi giorni dall'avvocato libico dell'ostaggio elvetico per accelerare i tempi rispetto alla procedura di ricorso.
"Speriamo in una liberazione imminente", ha sottolineato a nome della propria famiglia Moritz Göldi, fratello di Max, durante la trasmissione "10vor10" della televisione svizzero-tedesca SF. La recente visita di Hannibal Gheddafi in prigione - ha aggiunto - "è un segnale positivo: dimostra che la Libia è intenzionata a proseguire le trattative".
Max Göldi, che dirigeva la filiale del gruppo elvetico ABB a Tripoli, era stato bloccato in Libia il 19 luglio 2008 con un altro uomo d'affari svizzero, Rachid Hamdani, a seguito del breve arresto a Ginevra di Hannibal e di sua moglie Aline, accusati di aver maltrattato due domestici maghrebini.
Hamdani era stato rilasciato lo scorso 22 febbraio, lo stesso giorno in cui Max Göldi si è consegnato alla giustizia libica per scontare i quattro mesi di carcere cui è stato condannato per soggiorno illegale.

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SDA-ATS