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Pakistan: 80 morti in violenze Karachi, attaccata moschea

Questo contenuto è stato pubblicato il 05 agosto 2010 - 08:28
(Keystone-ATS)

ISLAMABAD - Non si placano le violenze scatenatesi a Karachi, la più importante città del Pakistan, dopo l'assassinio lunedì di Raza Haider, leader politico del partito anti-talebano MQM.
Solo ieri, scrive il quotidiano The Nation, 31 persone sono state uccise, facendo salire a 80 il numero delle vittime di tre giorni di anarchica follia.
E ieri sera una nuova strage è stata evitata di poco, quando uno sconosciuto è sceso da una moto per entrare in una moschea e lanciare una bomba a mano fra i fedeli in preghiera nel quartiere di North Nazimabad.
Un portavoce della polizia ha detto che l'ordigno è esploso causando cinque feriti gravi, fra cui Ghulam Ahmed Siyalwi, autorevole personalità religiosa del Jamiat Ulema-i-Pakistan (Jup), responsabile del seminario collegato alla moschea.
I media sottolineano l'assenza quasi totale delle forze dell'ordine di fronte agli attacchi armati incrociati fra responsabili di gruppi etnici in conflitto. Una delle zone più a rischio in questa crisi è Orangi Town, dominata dalla popolazione di lingua urdu, ma circondata dai pashtun.

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