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Pakistan: attacco Nato; 28 soldati morti, furia Islamabad

Questo contenuto è stato pubblicato il 26 novembre 2011 - 19:23
(Keystone-ATS)

Le relazioni fra Pakistan, Stati Uniti e Nato sono tornate tesissime oggi dopo che, secondo quanto denunciato da Islamabad, elicotteri della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf) provenienti dall'Afghanistan hanno bombardato nella notte due postazioni pachistane nella Mohmand Agency, uccidendo 28 militari, fra cui due ufficiali.

Secondo una prima ricostruzione dell'incidente, ammesso dal generale Carsten Jacobson, portavoce dell'Isaf, i velivoli hanno attraversato il confine afghano-pachistano colpendo nella zona di Salalah due basi rurali costituite dall'esercito di Islamabad per bloccare infiltrazioni di militanti armati dalla provincia afghana di Kunar.

"Un appoggio aereo ravvicinato era stato richiesto negli sviluppi di una situazione tattica - ha detto Jacobson ad una agenzia internazionale - ed è questo che con tutta probabilità ha causato le vittime pachistane". In serata, l'ambasciatore americano a Islamabad Cameron Munter si è scusato "per la perdita di vite umane" e ha annunciato un'inchiesta congiunta per indagare sull'accaduto. L'attacco ha riaperto una ferita che non si era neppure rimarginata nei rapporti pachistano-americani dopo il blitz di maggio in cui fu ucciso ad Abbottabad il leader di Al Qaida, Osama bin Laden, e dopo le accuse di Washington ai servizi segreti Isi di appoggiare il gruppo armato noto come Rete Haqqani, provocando una immediata e grave agitazione nel mondo politico e militare pachistano.

Di fronte all'accaduto, il premier Yousuf Raza Gilani, che aveva cominciato oggi una visita di tre giorni a Multan, nel Punjab, è rientrato precipitosamente ad Islamabad, non senza prima dare disposizioni al ministro degli Esteri Hina Rabbani Khar di presentare una "forte protesta agli Stati Uniti e alla Nato". Si tratta ha detto, di "una grave infrazione alla sovranità del Pakistan ed una violazione delle leggi internazionali". Anche il presidente della Asif Ali Zardari si è unito alla condanna parlando di "atto inaccettabile".

Da parte sua il comandante dell'esercito pachistano, generale Ashfaq Pervez Kayani, che 24 ore prima aveva incontrato il collega americano Allen per esaminare la cooperazione militare alla frontiera, ha convocato una riunione urgente dei vertici delle forze armate per esaminare la crisi e mettere a punto una risposta adeguata. Alla fine dell'incontro, anche Kayani ha espresso durissime parole di condanna definendo l'attacco come "irresponsabile". In un comunicato del servizio stampa Ispr, si legge che è stato chiesta alla Nato "una azione forte e urgente contro i responsabili di questa aggressione".

Interrogato dall'ANSA l'analista Rahimullah Yousufzai ha detto che "l'attacco Nato peggiorerà le relazioni pachistano-americane e questo potrebbe ritardare il reperimento di una strategia comune per contrastare i gruppi armati che hanno i loro santuari nei territori tribali pachistani". Intanto nella zona di Quetta e Chaman, principale punto di transito alla frontiera fra Pakistan e Afghanistan, centinaia di automezzi con rifornimenti di carburante ed altro materiale per le truppe Isaf sono stati bloccati fino a nuovo ordine. Già nell'ottobre 2010, per un simile incidente che aveva causato la morte di due soldati pachistani dopo lo sconfinamento di due elicotteri Nato, il transito degli automezzi con rifornimenti per l'Alleanza era rimasto paralizzato per dieci giorni.

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