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Pakistan: bimba cristiana accusata di blasfemia, deve fuggire

Questo contenuto è stato pubblicato il 26 settembre 2011 - 20:37
(Keystone-ATS)

Una ragazzina cristiana di 13 anni è stata costretta a fuggire con la propria famiglia dopo essere stata accusata di blasfemia dai fondamentalisti nella provincia nord occidentale di Khyber-Pakhtunkhwa. Lo hanno riferito fonti locali ai giornalisti pachistani.

Faryal Bhatti, espulsa da una scuola nei pressi di Abbottabad, dove sorgeva il covo di Osama Bin Laden, è stata minacciata di morte e oggetto di una feroce campagna di odio religioso basata su sms. La sua colpa è stata quella di avere offeso il nome di Maometto durante un compito in classe. La ragazza sostiene che si è trattato di un errore di ortografia perché ha confuso una difficile parola in urdu. Ma quando l'insegnante ha letto la parola offensiva ha subito convocato Faryal per una ramanzina a cui è seguita una punizione fisica.

L'incidente non si è fermato lì perché la notizia si è poi propagata ai vertici dell'istituto e da qui negli ambienti integralisti islamici del quartiere. Dopo un serie di dimostrazioni, i fondamentalisti hanno chiesto alla scuola di denunciare la studentessa e di prendere provvedimenti più severi. Il preside ha quindi espulso la teenager, mentre la madre, un'infermiera, è stata licenziata.

Non contenti, i leader religiosi locali hanno quindi chiesto alla famiglia di lasciare la propria abitazione. La ragazza si trova ora in una località sconosciuta, ma l'intera comunità cristiana vive nel terrore. La legge pachistana contro la blasfemia è una delle più severe al mondo, ma è spesso usata per perseguitare le minoranze religiose. Una madre di 5 figli, Asia Bibi, era stata condannata a morte nel novembre 2010 con l'accusa di aver usato parole blasfeme durante un diverbio con delle mussulmane. La comunità cristiana è agli ultimi gradini della scala sociale in Pakistan e spesso relegata ai lavori più umili.

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