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Pochi giorni dopo essere incriminato per "alto tradimento", l'ex padre-padrone pachistano Pervez Musharraf è scampato a un nuovo attentato mentre si dirigeva verso la sua abitazione alla periferia di Islamabad.

Una bomba, nascosta in una tubatura dell'acqua sotto a un ponte è esplosa circa 20 minuti prima del passaggio del suo convoglio. È la quarta volta che l'ex presidente è l'obiettivo di un attacco esplosivo e in tutti i casi è rimasto miracolosamente illeso.

L'incidente è avvenuto nella notte quando Musharraf aveva appena lasciato l'ospedale militare di Rawalpindi dove era ricoverato dagli inizi di gennaio per problemi cardiaci. Si stava recando nella sua sontuosa villa di Chak Shahzad in cui aveva trascorso molti mesi agli arresti domiciliari dopo essere tornato un anno fa dall'esilio per partecipare alle elezioni dell'Assemblea generale di Islamabad.

"Nessuno è rimasto ferito nell'esplosione", ha detto un portavoce della polizia, Muhammad Naeem, aggiungendo che Musharraf era il presunto bersaglio di questo attacco. Subito dopo l'esplosione le autorità hanno deviato il percorso del convoglio dell'ex presidente. L'ordigno, contenente circa quattro chili di esplosivo, ha lasciato un grosso cratere nel terreno.

Lunedì scorso, il 70enne Musharraf era stato incriminato per "alto tradimento", ovvero per violazione dell'articolo 6 della Costituzione pachistana, che prevede questo reato per coloro che cercano di abrogare la carta costituzionale con la forza o con altri metodi anticostituzionali.

L'ex uomo forte di Islamabad, salito al potere nel 1999 con un golpe bianco, si era dichiarato "non colpevole". L'accusa nei suoi confronti riguarda, in particolare, la decisione di decretare nel 2007 lo stato di emergenza, di arrogarsi poteri per modificare la Costituzione e di spingere numerosi giudici della Corte Suprema alle dimissioni. La prossima udienza è stata fissata per il 15 aprile. Dopo il suo ritorno da Dubai a capo di un nuovo partito, era stato denunciato in diverse cause, tra cui quella per complicità nell'assassinio della rivale Benazir Bhutto nel 2007. È sempre riuscito a ottenere la libertà provvisoria dietro cauzione, ma non può lasciare il Paese.

I legali hanno più volte tentato di ottenere un permesso di espatrio prima per motivi di salute e poi per recarsi al capezzale della madre malata negli Emirati Arabi Uniti. Proprio ieri il ministero degli Interni ha respinto la richiesta di rimuovere il nome di Musharraf dalla "exit control list", la lista di imputati che non possono uscire dalle frontiere. Quando era al potere, l'ex generale era nel mirino dei militanti islamici per la decisione di abbandonare il regime talebano di Kabul su pressione degli Usa dopo l'attentato alle Due Torri del 2001. Scampato per un soffio a un'autobomba nel dicembre 2003 a Rawalpindi, era stato di nuovo attaccato undici giorni dopo e anche in quel caso era uscito illeso, mentre altre 16 persone morirono nella strage. Nel 2007, invece, uomini armati avevano sparato contro il suo aereo poco prima del decollo senza però provocare danni.

Di recente, l'ex presidente è stato oggetto di avvertimenti e per questo era protetto da una massiccia sicurezza nei suoi spostamenti. Nell'aprile del 2013, furono trovati 45 chili di dinamite in un'auto abbandonata vicino alla sua abitazione dove stava tornando dopo un'udienza di un tribunale di Rawalpindi. Circa cinque mesi prima, la polizia scoprì un quantitativo di esplosivo e armi sempre nei pressi della sua abitazione.

SDA-ATS