Contenuto esterno

Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.

ISLAMABAD - Dopo una pausa di quasi un mese dovuta all'emergenza delle inondazioni, il terrorismo in Pakistan ha di nuovo rialzato la testa con tre stragi costate la vita ad almeno 37 persone.
Gli attentati sono avvenuti nel nord ovest, la prima regione a essere colpita dalla calamità di tre settimane fa e dove ancora molte aree sono isolate a causa del crollo di strade e ponti. Non ci sono state rivendicazioni, ma tutto fa pensare all'opera di gruppi locali della jihad.
Il più sanguinoso, almeno 26 morti, ha colpito oggi pomeriggio una affollata moschea in un mercato di Wana, il capoluogo del Waziristan meridionale, una delle roccaforti talebane al centro di violenti scontri con l'esercito pakistano impegnato a riprendere il controllo dell'area.
Un attentatore suicida si è fatto esplodere mentre stava per incontrare l'imam, Maulana Noor Muhammed, ex parlamentare del partito islamico Jamiat Ulema-e-Islam (Jui) che di recente aveva sostenuto il dialogo tra integralisti e governo. Il leader religioso avrebbe criticato la presenza di Al Qaida e dei miliziani uzbeki alleati ai talebani locali del principale gruppo Ttp (Tehrik-e-Taleban Pakistan).
Poche ore prima, nella regione tribale di Khurram, appartenente alle Aree tribali ad amministrazione federale (Fata), a ridosso del confine afghano, un ordigno azionato a distanza esplodeva in una scuola dove si era riunita una jirga (assemblea di capi tribali) di pace per risolvere una disputa. Il bilancio è di otto morti e diversi feriti. La Kurram Agency è una delle poche regioni non controllate dai militanti fondamentalisti.
Una terza esplosione, provocata da una mina piazzata in un mercato a Peshawar, uccideva tre persone appartenenti a una milizia anti talebani.
Sempre nelle aree tribali un drone (aereo senza pilota) americano ha bombardato un'abitazione vicino a Miranshah, roccaforte dei ribelli legati ai talebani e ad Al Qaida, uccidendo cinque insorti, secondo le autorità.
La crisi umanitaria provocata dalle inondazioni in Pakistan, che ha messo in ginocchio l'economia, sta creando intanto un forte allarme internazionale. Si teme che il Paese finisca in bancarotta, ma anche che il disastro possa avvantaggiare i gruppi integralisti islamici. A partire da oggi, il Fondo Monetario Internazionale, è impegnato in una serie di riunioni a Washington per predisporre un piano di interventi di salvataggio.

Neuer Inhalt

Horizontal Line


subscription form

Abbonatevi alla nostra newsletter gratuita per ricevere i nostri articoli.

swissinfo IT

Unitevi alla nostra pagina Facebook in italiano

SDA-ATS