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Panico affonda borse: indice europeo -7,4%, Dow Jones -7,83%

Tempesta nei mercati di tutto il mondo. Da Tokyo a Sidney, da Shanghai a Milano e da Londra a New York l'ondata di panico non ha risparmiato nessuna borsa. KEYSTONE/EPA/JUSTIN LANE sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 09 marzo 2020 - 22:01
(Keystone-ATS)

Tempesta nei mercati di tutto il mondo. Da Tokyo a Sidney, da Shanghai a Milano e da Londra a New York l'ondata di panico non ha risparmiato nessuno, quasi come ai tempi della Brexit, che a sua volta aveva superato il crollo delle Torri Gemelle l'11 settembre 2001.

L'indice dei 600 principali titoli europei ha ceduto oggi il 7,4% contro il 7% post Brexit. In un solo giorno in Europa andati in fumo 608 miliardi di euro.

L'ondata di vendite non ha risparmiato Wall Street: i listini sono affondati di oltre il 7%, con il Dow Jons che ha sperimentato la maggiore perdita di sempre in termini di punti. Ne ha persi più di 2000 contribuendo a far chiudere agli indice la loro peggiore seduta dal 2008.

Piazza Affari di Milano ha lasciato sul campo oltre l'11%. Il 24 giugno del 2016 appena dopo il referendum sulla Brexit perse più del 12%. In un solo giorno la borsa meneghina ha perso 51 miliardi di euro.

Complici del tracollo sono l'emergenza coronavirus, che condiziona da mesi i mercati mondiali, e la guerra sul prezzo del greggio, scattata venerdì scorso tra i Paesi produttori divisi in fronti contrapposti.

Un quadro più nero che mai, che ha indotto la Fed ad aumentare la liquidità temporanea a disposizione dei mercati nel tentativo di prevenire un credit crunch. Una mossa che segue il taglio di mezzo punto del costo del denaro dello scorso 3 marzo, decisa per "assicurare che le riserve restino ampie e per mitigare il rischio di pressioni sul mercato monetario.

Ma non è finita qui, perché Goldman Sachs prevede due nuovi tagli al costo del denaro da parte della Banca Centrale Usa nelle prossime due riunioni. Mezzo punto il 17 e 18 marzo e un altro mezzo punto in quella del 28 e 29 aprile.

Una vera e propria inversione di rotta dato che fino a febbraio Goldman prevedeva che la Fed avrebbe lasciato invariati i tassi di interesse per tutto l'anno. Poi la recente revisione a un taglio di 25 punti base in marzo e aprile, fino ad arrivare a oggi e alla stima di taglio di 50 punti in marzo e aprile. Se le stime si Goldman si avverassero, il costo del denaro scenderebbe in una forchetta fra lo zero e lo 0,25%, livello non visto dal 2016.

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