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"Io vedo la Chiesa come un ospedale da campo dopo una battaglia. È inutile chiedere a un ferito grave se ha il colesterolo e gli zuccheri alti: si devono curare le sue ferite, poi potremo parlare di tutto il resto". È quanto afferma papa Francesco, in un'intervista rilasciata a 'Civiltà Cattolica', la rivista dei Gesuiti, e pubblicata oggi.

La Chiesa, per Jorge Mario Bergoglio, deve avere "la capacità di curare le ferite e di riscaldare il cuore dei fedeli, la vicinanza, la prossimità. E bisogna cominciare dal basso". Invece, prosegue il Papa, "la Chiesa a volte si è fatta rinchiudere in piccole cose, in piccoli precetti. La cosa più importante è che i ministri della Chiesa devono innanzitutto essere ministri di misericordia".

Quindi, "le riforme organizzative e strutturali sono secondarie, cioè vengono dopo", perché "la prima riforma deve essere quella dell'atteggiamento".

"Diffido delle decisioni prese in maniera improvvisata. Diffido sempre della prima decisione, cioè della prima cosa che mi viene in mente di fare se devo prendere una decisione". Così il Papa spiega il fatto che si prenda "tempo" per decidere, anche sulle "riforme", perché in passato decise "in modo brusco", e visse incomprensioni con i gesuiti quando era provinciale. "Credo che ci sia sempre bisogno di tempo, per porre le basi di un cambiamento vero, efficace: questo è il tempo del discernimento".

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SDA-ATS