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Le religioni devono collaborare su molti temi - ha detto il Papa oggi nel 50/mo dell'enciclica Nostra Aetate -: la pace, la fame, la miseria, la crisi ambientale, la violenza, in particolare quella commessa in nome della religione, la corruzione, il degrado morale.

"A causa della violenza e del terrorismo si è diffuso un atteggiamento di sospetto o addirittura di condanna delle religioni. In realtà, benché nessuna religione sia immune dal rischio di deviazioni fondamentalistiche o estremistiche in individui o gruppi, bisogna guardare ai valori positivi che esse vivono e propongono".

Dopo aver indicato la via della "conoscenza, rispetto e stima vicendevoli" con i musulmani, papa Francesco ha detto nell'udienza interreligiosa odierna che "il dialogo di cui abbiamo bisogno non può che essere aperto e rispettoso, e allora si rivela fruttuoso".

"Il rispetto reciproco - ha aggiunto - è condizione e, nello stesso tempo, fine del dialogo interreligioso: rispettare il diritto altrui alla vita, all'integrità fisica, alle libertà fondamentali, cioè libertà di coscienza, di pensiero, di espressione e di religione".

"Una speciale gratitudine a Dio merita la vera e propria trasformazione che ha avuto in questi 50 anni il rapporto tra cristiani ed ebrei", ha affermato il Papa nel 50/mo della Nostra Aetate.

"Indifferenza e opposizione si sono mutate in collaborazione e benevolenza - ha detto -. Da nemici ed estranei siamo diventati amici e fratelli". La via tracciata dal testo conciliare è: "'sì' alla riscoperta delle radici ebraiche del cristianesimo; 'nò ad ogni forma di antisemitismo e condanna di ogni ingiuria, discriminazione e persecuzione che ne derivano".

Le religioni devono collaborare "su numerosi temi - ha detto il Papa -: la pace, la fame, la miseria che affligge milioni di persone, la crisi ambientale, la violenza, in particolare quella commessa in nome della religione, la corruzione, il degrado morale, le crisi della famiglia, dell'economia, della finanza e soprattutto della speranza".

"Il mondo guarda a noi credenti, ci esorta a collaborare tra di noi e con gli uomini e le donne di buona volontà che non professano alcuna religione, ci chiede risposte effettive su numerosi temi", ha affermato il Pontefice. "Noi credenti - ha aggiunto - non abbiamo ricette per questi problemi, ma abbiamo una grande risorsa: la preghiera: La preghiera è il nostro tesoro, a cui attingiamo secondo le rispettive tradizioni, per chiedere i doni ai quali anela l'umanità".

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SDA-ATS