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Il Papa varca il portone del Tempio Valdese di Torino un po' prima delle 9. È un momento storico: è la prima volta che un pontefice va nel luogo di culto dei 'figli' di Valdo. Ma entreranno nei libri di storia soprattutto le parole di Francesco.

"Da parte della Chiesa Cattolica vi chiedo perdono per gli atteggiamenti e i comportamenti non cristiani, persino non umani - scandisce il capo della Chiesa cattolica - che, nella storia, abbiamo avuto contro di voi. In nome del Signore Gesù Cristo, perdonateci!".

Un 'mea culpa' che fa commuovere i discendenti di quel piccolo popolo italiano, per secoli relegato nelle valli 'valdesi' del Piemonte, chiamate così proprio per la loro presenza quasi come in un ghetto; popolo considerato eretico, e anche perseguitato per avere scelto un'altra via per annunciare il Vangelo.

Un altro passo in avanti di Francesco dunque nel cammino ecumenico nel quale, fin dal primo giorno del suo pontificato, non si è risparmiato. Perché "non possiamo che rattristarci - ha detto oggi parlando delle divisioni tra cristiani - di fronte alle contese e alle violenze commesse in nome della propria fede". E allora tutti devono fare la propria parte: "Chiedo al Signore che ci dia la grazia di riconoscerci tutti peccatori e di saperci perdonare gli uni gli altri". E al cammino verso la comunione - ha sottolineato il Papa - "non possiamo sottrarci".

Papa Francesco ha portato sul soglio di Pietro il suo vissuto personale anche nel rapporto con gli altri cristiani e le altre fedi religiose. Un dialogo, quello dell'arcivescovo Jorge Mario Bergoglio a Buenos Aires, fatto non di dissertazioni teologiche, non di convegni, ma principalmente di rapporti personali. Basti ricordare, per il dialogo con gli ebrei, l'amicizia profonda con il rabbino Abraham Skorka.

E in questa scia oggi ha ricordato gli incontri con "gli amici della Chiesa Evangelica Valdese del Rio della Plata, di cui ho potuto apprezzare la spiritualità e la fede, e imparare - ha usato proprio questa parola Papa Francesco - tante cose buone".

Le differenze ci sono. Con i Valdesi riguardano "importanti questioni antropologiche ed etiche", ha ricordato il Papa. Ma tra i cristiani, l'amore di Dio rivelato in Gesù, è un collante più forte delle divisioni. C'è "un profondo legame - ha fatto notare il pontefice - che già ci unisce malgrado le nostre differenze".

E poi Francesco indica possibili percorsi di cammino comune per arrivare, quando sarà possibile, "all'unità della mensa eucaristica alla quale aneliamo". C'è da portare la bellezza del Vangelo tra "gli uomini e le donne di oggi che a volte sembrano così distratti e indifferenti". Ma soprattutto Cattolici e Valdesi possono camminare insieme nel "servizio all'umanità che soffre, ai poveri, agli ammalati, ai migranti".

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SDA-ATS