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Papa: leader islamici condannino chiaramente terrorismo

Questo contenuto è stato pubblicato il 30 novembre 2014 - 20:46
(Keystone-ATS)

"Ho detto al presidente Erdogan: sarebbe bello che tutti i leader islamici, i leader politici, religiosi, accademici, condannino chiaramente il terrorismo e dicano che quello non è Islam". Così il Papa sul volo dalla Turchia. "Abbiamo bisogno di una condanna mondiale, che gli islamici dicano chiaramente, noi non siamo quello, questo non è il Corano".

Rispondendo a una domanda sull'islamofobia di cui ha parlato Erdogan, Papa Francesco ha detto che "è vero che davanti a questi atti terroristici che ci sono in questa zona, ma anche in Africa, c'è una reazione: si dice ma se questo è l'Islam mi arrabbio. E tanti islamici sono offesi, tanti tanti, dicono: noi non siamo questo, il Corano è un libro di pace, è un libro profetico di pace, questo non è l'Islam". "Io capisco questo. Credo - ha proseguito - che non si possa dire che tutti gli islamici sono terroristi, come anche non si può dire che tutti i cristiani sono fondamentalisti. E ne abbiamo anche, ci sono questi gruppetti che lo sono".

Sempre in tema di islamofobia, il Papa ha sottolineato che "dobbiamo sempre distinguere qual è la proposta di una religione da quale uso concreto di quella proposta fa un governo concreto". "C'è chi dice - ha spiegato -: io sono islamico, io sono ebreo, io sono cristiano, ma poi conduce il suo Paese non come islamico, non come ebreo, non come cristiano. C'è un abisso. Quindi fare questa distinzione. Tante volte si usa il nome, ma la realtà non è quella della religione".

"In Iraq io voglio andare. Ho parlato col patriarca Sako, ho inviato il cardinale Filoni, e per il momento non è possibile. Non perché io non voglio. Io se in questo momento andassi creerei un problema abbastanza serio alle autorità. Di sicurezza. Ma mi piacerebbe tanto e lo voglio", ha continuato il Papa.

Papa Francesco, rispondendo a una domanda sulle prospettive dei rapporti col Patriarcato di Mosca, dopo gli incontri avuti con quello di Costantinopoli, ha detto: "Al patriarca di Mosca Kirill io ho fatto sapere, e lui era d'accordo, la voglia di trovarci. Tu mi chiami e io vado, gli ho detto. E lui anche ha la stessa voglia. Ma in questi ultimi tempi col problema della guerra e con tanti problemi che ci sono, l'incontro col Papa è passato in secondo piano. Ma tutti e due vogliamo incontrarci, vogliamo andare avanti".

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