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"Auguri di buon anno a tutti (...) a ogni uomo e a ogni donna", con per tutti la "benedizione di Dio". Li fa il Papa nel primo Angelus del 2013.

Subito prima, nella messa in basilica, papa Ratzinger ha ricordato che la pace è "dono da invocare" e obiettivo "da costruire", in un mondo segnato da tensioni, terrorismi, disuguaglianze tra ricchi e poveri, individualismi, capitalismo finanziario sregolato e terrorismo. E negli eventi della storia, ha suggerito, non bisogna né agitarsi né scomporsi, ma prendere esempio dalla madre di Gesù, e vivere nella "pace interiore".

Papa Ratzinger celebrava la messa di Capodanno, quando la chiesa festeggia la Giornata mondiale della pace, davanti a fedeli, cardinali, vescovi e ambasciatori accreditati presso la Santa Sede: anche attraverso questi diplomatici passa la consegna alle autorità istituzionali e politiche del mondo la del messaggio papale per la giornata della pace.

A loro guardano idealmente i marciatori di pace, ricordando che nel mondo ci sono ancora 18 conflitti sanguinosi. Per la diagnosi su ciò che impedisce la pace Benedetto XVI ha usato il testo del messaggio, pubblicato in dicembre, mentre per gli atteggiamenti con cui affrontare questi ostacoli ha raccomandato la interiorità. Significativamente anche ieri sera, nel Te Deum di fine anno nella basilica di San Pietro, papa Ratzinger aveva insistito sulla necessità di non fermarsi alla "superficie" della realtà, di non vedere solo le "notizie", ma meditare, riflettere, per giungere alla "coscienza", da cui nasce la "speranza".

E la speranza del cristiano, aveva spiegato, è viva anche di fronte al "male", quel male che più rumore del bene. Lo stesso concetto ripreso all'Angelus, mentre ieri, alla fine dell'anno civile, Benedetto XVI aveva ricordato che "il cristiano è un uomo di speranza, anche e soprattutto di fronte al buio che spesso c'è nel mondo e che non dipende dal progetto di Dio ma dalle scelte sbagliate dell'uomo".

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SDA-ATS