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È l'Ecuador di Guayaquil, la metropoli sul Pacifico dove il Papa si ferma nel suo secondo giorno in Sud America, a tributare a Bergoglio una accoglienza calorosissima, con bagni di folla e tifo accesissimo.

E a Guayaquil il papa latinoamericano lancia l'invito a una nuova stagione per le famiglie, a livello sociale, spirituale, umano. Accenna a molti dei temi del prossimo sinodo, chiede misericordia, chiede il riconoscimento sociale di quanto la famiglia fa quotidianamente: la famiglia è "l'ospedale più vicino, la prima scuola dei bambini, il punto di riferimento imprescindibile per i giovani, il miglior asilo per gli anziani". In famiglia, dice, "i miracoli si fanno con quello che c'è, con quello che siamo, che uno ha a disposizione", anche se non "è come dovrebbe essere" e persino quello che a noi "sembra impuro, ci scandalizza o ci spaventa", "Dio lo può trasformare in miracolo".

Prima di celebrare la messa papa Francesco ha sostato nel santuario della Divina misericordia, di architettura contemporanea, dove è stato molto acclamato. Ha scambiato qualche battuta con la folla e prima di congedarsi ha scherzato: "Vi do la mia benedizione, ma non vi chiedo niente in cambio", ha detto, suscitando risate e applausi.

Dopo la messa papa Francesco visiterà il collegio Javier retto dai gesuiti e pranzerà con loro. È una istituzione che conosce da quando era provinciale dei gesuiti argentini, perché vi ha inviato molti suoi studenti per la formazione. Nel pomeriggio, quando in Europa è già notte, fatto ritorno a Quito, papa Bergoglio renderà una visita di cortesia al presidente Rafael Correa nel Palazzo presidenziale Carondelet da dove, a piedi, si recherà in cattedrale, per una visita e forse un saluto ai presenti.

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SDA-ATS