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César Lardon ha poco più di vent'anni. Ieri sera era al concerto nel teatro Bataclan durante l'attacco terroristico che ha sconvolto Parigi.

Lo ha incontrato l'agenzia di stampa italiana ANSA mentre attendeva che i due poliziotti che bloccavano l'accesso alla sua via, a qualche decina di metri dal luogo della strage, lo accompagnassero nel suo appartamento. Ai piedi, le stesse scarpe da ginnastica che indossava ieri al concerto. Ancora macchiate di sangue.

ANSA - Eri nel teatro Bataclan?

C. L. - Sì, il concerto era cominciato da un'ora, forse un po' meno, quando abbiamo sentito dei colpi molto secchi e molto forti. All'inizio ho pensato fossero petardi, o qualcosa del genere. Mi sono voltato e ho visto delle persone che hanno cominciato ad urlare e ci siamo tutti gettati a terra. E tutti a quel punto abbiamo capito. C'erano delle persone con armi da fuoco e a quel punto è scattato il panico. Non so come descriverlo, ho sentito una sorta di vulnerabilità... È durato cinque, lunghissimi minuti, in cui non potevamo fare nulla, soltanto ascoltare i colpi d'arma da fuoco e le persone che si riparavano dietro di me. Io ho avuto la fortuna di stare nelle prime file del concerto. I terroristi sono saliti al secondo piano. I colpi d'arma da fuoco si sono fermati per uno o due minuti. In quel momento la folla ha iniziato a dirigersi verso l'uscita che si trova alla sinistra del palco. Ho potuto raggiungere l'uscita anche se in modo difficoltoso, camminando sui corpi delle persone. C'erano persone a terra. Sono corso verso le scale e quando sono arrivato fuori ho visto altre persone a terra. A quel punto ho cominciato a correre, cercando di allontanarmi il più possibile dal Bataclan. Mi sono rifugiato da alcune persone che abitavano lì vicino.

ANSA - Vedo che hai una ferita all'occhio.

C. L. - È successo ieri sera, ma non so come me la sono procurata. Non ne ho idea. Devo aver ricevuto un colpo durante la bagarre, durante il panico.

ANSA - Hai del sangue sulle scarpe.

C. L.- Sì, è sangue, ma non è il mio.

ANSA - Alcuni testimoni riferiscono che ci sono state delle esecuzioni a freddo. Hai visto o sentito qualcosa?

C. L. - Ho visto che sparavano a vista. Cioè sparavano senza fare alcuna distinzione. Ma non la definirei un'esecuzione sommaria, nel senso che non hanno allineato la gente contro un muro per sparargli. Sparavano alle persone che si trovavano davanti a loro. Colpivano le persone che si paravano loro di fronte e basta. Per ucciderle.

ANSA - Li hai visti in faccia o avevano il viso coperto?

C. L. - Avevano il viso scoperto. Ho visto veramente per poco i loro volti perché stavo cercando di proteggermi la testa. Ma posso dire che avevano l'aria relativamente giovane. Più o meno fra i venti e i trent'anni.

D - Hai perso qualcuno?

C. L. - No, ero con un'amica. Ma si è salvata e anche lei sta bene.

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SDA-ATS