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La Chiesa cattolica "ha commesso enormi errori, ma sta lavorando per rimediare. Ha causato gravi danni in molti luoghi, ha deluso i fedeli".

Lo ha ammesso il cardinale George Pell, già arcivescovo di Melbourne e poi di Sydney e ora prefetto degli Affari economici del Vaticano, testimoniando in videoconferenza dall'Hotel Quirinale a Roma davanti alla Commissione d'inchiesta sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali a minori negli anni 1970 e 1980. "Non sono qui a difendere l'indifendibile", ha aggiunto.

Per Pell la giornata è stata particolarmente lunga. Qualche ora dopo la sua deposizione notturna, di prima mattina, il cardinale ha avuto un'udienza con Papa Francesco: già in "tabella", dicono fonti ufficiali vaticane, per parlare di temi economici.

Ma Oltretevere non si esclude che nell'incontro si sia parlato anche della questione australiana: con sottofondo l'ipotesi di dimissioni di Pell (che l'8 giugno compirà i 75 anni, età della "pensione"), in attesa che la sua posizione sia definitivamente chiarita.

Solo l'ombra di poter aver coperto dei preti pedofili non può in alcun modo riguardare, sotto il pontificato di Francesco, prelati così in vista nella gerarchia vaticana. Anche la deposizione di Pell (in particolare, il chiamare in causa la Chiesa "per gli errori commessi") non sarebbe piaciuta e quindi si sarebbero accavallato in Vaticano rumors di pressioni interne di quanti ritengono opportuna una almeno una sua sospensione fino alla conclusione degli accertamenti.

Riferendo davanti alla Commissione, infatti, Pell ha detto che nel periodo oggetto di indagine, la Chiesa era "fortemente propensa" ad accettare smentite degli abusi da parte di chi ne era accusato. L'istinto allora era più di "proteggere dalla vergogna l'istituzione, la comunità della Chiesa", ha detto fra l'altro il prelato, che ha tuttavia negato di aver avuto alcuna conoscenza delle malefatte dei preti pedofili che operavano nella diocesi di Ballarat in cui era viceparroco e assistente al vescovo Ronald Mulkearns.

La prima di tre udienze, in collegamento con la Commissione in seduta a Ballarat presso Melbourne, si è conclusa oggi alle 12 ora australiana (le 2 in Svizzera). La testimonianza del prelato, interrogato puntigliosamente dal legale della commissione Gail Furness, riprenderà domattina in Australia (alle 22 ora svizzera). Alla deposizione assistono di persona 14 vittime e loro sostenitori, il cui viaggio è finanziato da una raccolta fondi che ha superato l'equivalente di 130'000 euro.

Il cardinale ha ammesso che la maniera in cui il prete pedofilo seriale Gerald Ridsdale è stato trasferito da una parrocchia all'altra invece di essere denunciato alla polizia è stata una "catastrofe", che gli ha consentito di continuare ad abusare di minori. Ha tuttavia negato nuovamente di essere a conoscenza che Ridsdale commetteva abusi sessuali a minori mentre lavorava al suo fianco nella diocesi di Ballarat, dove lo stesso Pell è stato viceparroco fra il 1973 e il 1983.

Ridsdale è in carcere dopo essere stato condannato per 138 reati ai danni di 53 vittime e Pell ha condiviso l'alloggio con lui quando erano giovani preti. Lo ha anche accompagnato alla prima udienza del processo a suo carico nel 1993.

Una delle vittime, il nipote Ridsdale, che è tra i 14 oggetto di abusi presenti alla testimonianza, in passate udienze ha accusato Pell non solo di aver ignorato gli abusi, ma anche di aver tentato di comprare il suo silenzio.

In un comunicato diffuso prima della deposizione, Pell ha ribadito il suo sostegno al lavoro della Commissione e ha promesso di incontrarsi individualmente con le vittime che sono venute ad ascoltare la sua deposizione a Roma.

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SDA-ATS