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CITTA' DEL VATICANO - Decenni di abusi - sessuali e non solo - su minori, con l'omertà dei vertici ecclesiastici: è lo scandalo dei preti pedofili che ha travolto la Chiesa in Irlanda, minandone la credibilità e rivelandone - come affermò un mese fa lo stesso Vaticano in una nota dopo il vertice con i vescovi irlandesi - il "fallimento" sul piano morale.
La crisi irlandese ricorda per molti versi quella che ha colpito la Chiesa cattolica statunitense, con due aggravanti: il coinvolgimento pervicace, in una struttura di copertura e di silenzi sui propri sacerdoti pervertiti, da parte dei responsabili diocesani e la durata delle violenze sui minori, una pratica consolidata dagli anni Trenta.
Due rapporti governativi, il Ryan Report e il Murphy Report (dal cognome dei due presidenti delle commissioni d'inchiesta) hanno rivelato - a partire dal 2009 - le dimensioni dello scandalo, davanti ad un'opinione pubblica incredula e sdegnata.
Mentre il rapporto Ryan ha raccolto oltre 2500 testimonianze di violenze e abusi su minori nelle scuole, nei seminari, nelle parrocchie cattoliche tra il 1930 e la fine degli anni Settanta, il rapporto Murphy ha puntato lo zoom sulla diocesi di Dublino, inquadrata dal 1975 al 2004. Con risultati sconcertanti: davanti alle denunce di abusi presentate dalle vittime o dalle loro famiglie, i vertici della Chiesa cattolica, anziché intervenire contro i colpevoli, hanno alzato un muro di silenzio, preoccupati solo di proteggere la reputazione dell'istituzione ecclesiale e di evitare i risarcimenti.
Quattro ex arcivescovi di Dublino, insieme ai loro ausiliari e sacerdoti di fiducia sono accusati, nel rapporto Murphy, di aver coperto gli abusi. Tra di loro uno è ancora in vita, il cardinale Desmond Connell, ora in pensione, che ha lasciato il suo posto all'attuale responsabile della diocesi, mons. Diarmuid Martin. Alcuni ex ausiliari considerati "omertosi" sono diventati intanto vescovi: mons. Donald Murray, vescovo di Limerick, Jim Moriarty, vescovo di Kildare, e i due attuali ausiliari della capitale irlandese, mons. Raymond Field e mons. Eamonn Walsh. Tutti e quattro, sotto la forte pressione popolare, hanno presentato le loro dimissioni, ma finora sono state accettate solo quelle di mons. Murray. Un altro presule, mons. Martin Drennan, vescovo di Galway, anche lui accusato dal rapporto Murphy, si è rifiutato finora di rassegnare le dimissioni.
Nella Chiesa irlandese vi è forte tensione, tra chi, come l'attuale arcivescovo di Dublino, mons. Martin, vorrebbe una riforma radicale nella struttura ecclesiastica, per fare piazza pulita di tutti gli errori e i colpevoli del passato e chi invece cerca ancora di salvare le apparenze. Nel vertice in Vaticano, il Papa ha chiesto ai presuli d'Irlanda "coraggio" nell'affrontare e risolvere la crisi, ma anche "unità".
Lo scandalo, poi, negli ultimi giorni ha toccato anche il primate della Chiesa irlandese, card. Sean Brady, che ha ammesso, chiedendo perdono ed esprimendo la sua "vergogna", che non avvertì la polizia dei comportamenti di un sacerdote pedofilo recidivo a metà anni Settanta. Brady, parlando nella cattedrale di Armagh nel giorno di San Patrizio, ha anche detto che "rifletterà" sul suo futuro.

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SDA-ATS