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CITTA' DEL VATICANO - "La lunga battaglia delle vittime per essere ascoltate e rispettate dalle autorità della Chiesa ha rivelato una cultura che molti potrebbero semplicemente descrivere come non cristiana": lo ha affermato l'ex vescovo irlandese James Moriarty, in una nota diffusa dopo l'accoglimento delle sue dimissioni da parte del Papa.
La nota di mons. Moriarty, che ha definito le sue dimissioni "la scelta più difficile del mio ministero", ha un tono di confessione e allo stesso tempo di denuncia. "La gente - ha affermato l'ex vescovo - non riconosce l'amore dolce e infinito del Signore in interpretazioni ristrette della responsabilità e in una mancanza di fondo di compassione e umiltà". Questo - ha aggiunto - "é stato motivo di profondo scoraggiamento per chiunque abbia a cuore la Chiesa".
"La verità è anche - ha proseguito con una citazione dell'encliclica Lumen Gentium - che la Chiesa è 'allo stesso tempo santa e sempre bisognosa di purificazione, segue sempre un cammino di penitenza e di rinnovamento'". "Io credo - sostiene l'ex vescovo - che il benessere spirituale del Popolo di Dio esige che questo principio della Chiesa in costante riforma, abbracciato dal Concilio Vaticano II, dovrebbe tornare al primo posto nella vita della Chiesa. E credo - ha aggiunto -, come ho detto durante i recenti incontri in Vaticano, che l'obiettivo debba essere una nuova fede, una condivisione più profonda della missione che trascenda quella specie di cultura clericale che ci ha condotti fin qui".
"Siamo chiari - ha detto citando il suo intervento davanti al Papa durante un incontro -: i nostri errori hanno arrecato danno alla fede della nostra gente e alla forza della nostra testimonianza".

SDA-ATS