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Pedofilia: nuovo caso ad Aadorf, mentre Einsiedeln vuole chiarezza

BERNA - Anche in Svizzera il tema della pedofilia continua a scuotere la Chiesa cattolica. Oggi è stato comunicato l'arresto, avvenuto venerdì, del parroco di Aadorf (TG), per sospetti abusi. L'abbazia di Einsiedeln (SZ) ha intanto annunciato la volontà di fare piena chiarezza sul passato, optando per una commissione di inchiesta esterna. Ma per le autorità ecclesiastiche l'aumento delle segnalazioni è dovuto allo spazio assunto dall'argomento sui media, e non a un'effettiva crescita dei casi concreti.
La magistratura turgoviese ha avviato un'indagine penale nei confronti del sacerdote di Aadorf, uno svizzero di 40 anni: l'inchiesta ha accertato indizi di atti sessuali con bambini. Il prete è stato così prelevato venerdì dalla polizia. Gli abusi sarebbero relativamente recenti.
Nessun procedimento è invece stato aperto nei Grigioni contro il monaco, ex insegnante nella scuola del convento di Disentis, accusato di abusi sessuali da un allievo. Né l'istituto, né la vittima hanno infatti presentato denuncia, atto formale necessario affinché gli inquirenti possano attivarsi, ha indicato oggi all'ATS Thomas Hobi, portavoce della polizia cantonale retica. Il convento si è limitato ad informare le forze dell'ordine, ha precisato Hobi. Il caso - reso pubblico domenica dalla "Südostschweiz am Sonntag" - risale all'inizio degli anni 80.
Il passato interessa anche il monastero di Einsiedeln, che ha scelto la via della piena trasparenza. L'abate Martin Werlen ha deciso di istituire una commissione d'inchiesta esterna sugli abusi sessuali verificatisi negli ultimi decenni nel collegio dell'abbazia. La commissione è incaricata di chiarire chi sia coinvolto in quale tipo di reati, se e da parte di chi sia stata sporta denuncia e come si siano conclusi i procedimenti.
Per il presidente della Commissione contro gli abusi sessuali nella Chiesa cattolica svizzera più si parla nei media dei preti pedofili, più aumentano le denunce: in un'intervista pubblicata oggi dal quotidiano "Le Matin", Adrian von Kaenel afferma tuttavia di non avere l'impressione che i casi siano in aumento, da quando è stata costituita questa commissione, voluta dalla conferenza episcopale nel 2002.
"Non abbiamo potere", spiega. "Il nostro compito è di informare i vescovi a cui spettano le decisioni. È chiaro che se abbiamo prove il prelato coinvolto dovrà abbandonare l'incarico". Vi è però, aggiunge von Kaenel, "un grande problema: quando la vittima vuole rimanere anonima, il prete sospettato nega ogni addebito e noi non disponiamo di prove certe, allora rimane al suo posto. Ci sono parecchi casi di questo tipo".

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