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Peggiora la situazione nel settore metalmeccanico

Questo contenuto è stato pubblicato il 15 novembre 2011 - 15:55
(Keystone-ATS)

Continua inesorabile il peggioramento della situazione per il settore metalmeccanico. Il 36% delle industrie attive in questo ramo lavora ormai in perdita, specifica una sondaggio condotto in ottobre dall'associazione di categoria Swissmem, che indica nella sopravvalutazione del franco e nel rallentamento congiunturale i motivi alla base di questa situazione.

Non meno del 65% delle ditte sono pesantemente colpite dalla forza del franco, secondo l'inchiesta i cui risultati sono stati divulgati oggi da Swissmem. In febbraio, la percentuale delle società che soffrivano di questa situazione era il 54%.

La decisione della Banca nazionale svizzera (BNS) di fissare un limite minimo di cambio con l'euro a 1,20 franchi ha dato sì una boccata d'ossigeno al settore, ma insufficiente - per il 72% dei manager contattati - per migliorare la situazione.

Come ha dichiarato davanti ai media il presidente dell'associazione Hans Hess, "il paziente - ossia l'industria metalmeccanica che dà lavoro a 336 mila persone - è stato stabilizzato, ma non è ancora stato dimesso dall'ospedale".

"Se il cambio attuale dovesse rimanere immutato - attorno a un 1,24 franchi per un euro - delocalizzazioni e licenziamenti saranno inevitabili", ha avvertito Hess. Sono a rischio 10 mila impieghi, ha rincarato, "e per questo è giunto il momento per la BNS di adottare misure complementari per contrastare questa evoluzione, ossia per indebolire il franco". Per il settore, un tasso di cambio tra 1,30 e 1,40 franchi - quest'ultimo limite considerato "ragionevole" dall'Unione sindacale svizzera - sarebbe l'ideale", ha sottolineato Hess.

Spetta tuttavia all'istituto di emissione decidere quali mezzi mettere in campo, ha osservato. "Da parte nostra, abbiamo fatto sacrifici: il settore si è razionalizzato per far fronte a questo momento, un'evoluzione che lo farà uscire più forte dalla crisi attuale".

Swissmem esorta quindi il Consiglio federale a chiudere in fretta i negoziati con l'India e la Cina per la conclusione di accordi di libero scambio, a sfrondare le regole del settore e a dare più sostegno all'innovazione.

Oltre al franco forte, ad incidere sul settore metalmeccanico è anche il rallentamento congiunturale. In ottobre il 36% delle aziende denunciava perdite operative contro il 28% in febbraio. "Il cambio di tendenza osservato nel secondo trimestre si è accentuato nel terzo", ha affermato il direttore di Swissmem Peter Dietrich.

Nel periodo in rassegna, il calo delle nuove commesse si è accentuato portandosi a -4,9%. Su nove mesi, le entrate degli ordinativi rimangono tuttavia positive (+6,4%), come anche i ricavi (+3,9%).

Tuttavia il futuro è tutt'altro che roseo viste le minacce di una recessione che incombono sui Paesi della zona euro che assorbono in due terzi dell'export elvetico del settore. Solo la Germania, primo mercato, è in territorio positivo (+5,2%) dopo nove mesi, mentre Francia, Belgio e Olanda sono in flessione.

Il mercato asiatico, invece, non delude. Le forniture sono aumentate dell'11,9% tra gennaio e settembre (+3,4% per l'insieme delle esportazioni). La Cina è la vera locomotiva col 33,4%; Pechino ha scalzato dal terzo posto la Francia tra i paesi di destinazione dei prodotti "made in Switzerland".

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