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Il boia appare sempre più attivo in Giappone, autore oggi dell'esecuzione di altre due condanne a morte, che portano a sette il numero di giustiziati nel 2012.

Una iniziativa a sorpresa, si tratta del secondo ciclo di esecuzioni volute dal ministro della Giustizia, Makoto Taki, nominato a giugno in un rimpasto di governo del premier Yoshihiko Noda, dopo quello deciso meno di due mesi fa, il 3 agosto, con due impiccagioni.

"Ho pensato ai familiari delle vittime di crimini molto efferati e crudeli, con grande impatto sociale", ha spiegato in conferenza stampa Taki, nel tentativo di giustificare la firma in calce al decreto di esecuzione. "C'è sostegno molto diffuso verso la pena capitale (oltre l'80%, secondo i sondaggi, ndr)", ha aggiunto il ministro, ricordando che i passaggi prima della condanna sono sviluppati dal lavoro della magistratura.

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SDA-ATS