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I residui di pesticidi rilevati nei vini venduti in Svizzera non destano preoccupazione e soprattutto non sono pericolosi per la salute. È quanto rileva uno studio pubblicato oggi dall'Associazione dei Chimici Cantonali Svizzeri (ACCS).

Il 92% dei vini esaminati conteneva tracce di almeno un pesticida, ma solo il 2,4% è risultato non conforme alle norme legali, il che è un risultato soddisfacente, scrive l'associazione.

I chimici cantonali hanno analizzato 156 campioni di vini indigeni - prelevati in 21 Cantoni in funzione della loro produzione viticola - e 99 campioni di vini provenienti da Germania, Austria, Francia, Italia e Portogallo. I vini da agricoltura biologica sono stati invece esclusi.

Solo 20 dei 255 campioni, (8%) sono risultati esenti da tutti i residui. I 6 (2,4%) dichiarati non conformi sono vini svizzeri, per i quali sono stati rilevati superamenti di valori legali tollerati e l'impiego, talvolta, di sostanze non autorizzate per il trattamento delle vigne. È comunque emerso chiaramente che la presenza di tracce di pesticidi non pone alcun problema in termini di salute pubblica, sottolinea l'ACCS.

Il confronto con i Paesi limitrofi con clima analogo indica che i produttori svizzeri ricorrono a maggiori alternanze di sostanze attive rispetto ai loro omologhi europei al fine di lottare contro i fenomeni di resistenza, il che conduce a un maggior numero di sostanze differenti nei vini, spiegano i chimici cantonali.

I prodotti nazionali contengono fino a 12 pesticidi, mentre quelli stranieri al massimo 8. Inoltre, l'80% dei vini esteri conteneva da 0 a 4 residui, a fronte del 53% per quelli elvetici.

L'utilizzo di un maggior numero di sostanze attive in Svizzera non si traduce però necessariamente in concentrazioni più basse dei singoli pesticidi nel prodotto finito. Comunque, in generale, le concentrazioni misurate presentavano valori nettamente inferiori ai limiti di tolleranza in vigore.

SDA-ATS