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I principali titoli petroliferi quotati sui mercati azionari europei segnano forti cali in Borsa da inizio anno in scia alla debolezza dell'oro nero.

Mercoledì sera a New York il petrolio ha segnato nuovi minimi da dieci mesi, con il Wti scambiato a 42,52 dollari al barile e del 20% sotto i massimi di gennaio. La giornata è poi ripartita con un contenuto rimbalzo dei future, in ripresa dello 0,5% e sopra i 43 dollari.

Sul greggio comunque continuano a pesare i timori che l'aumento della produzione Usa, soprattutto di scisto, metta ancora sotto pressione i prezzi, vanificando il tentativo dei paesi produttori Opec di far risalire le quotazioni limando la produzione. Un calo maggiore del 20% in una quotazione viene ritenuto tipicamente un segno di mercato in recessione, dell'"orso". Le analisi ormai ricorrenti, poi, legano i ribassi delle quotazioni del petrolio, più in generale, ai timori del mercato sulla tenuta dei tagli alla produzione decisi dall'Opec.

A Milano i titoli più grandi legati all'andamento delle materie prime vedono Eni in flessione del 11,7% da inizio anno (il titolo del Cane a Sei Zampe ha ceduto in giornata lo 0,3%). Saipem lascia il 39,7% (-0,4% nell'ultima seduta), e Tenaris il 20,6% (+0,5% nell'ultima seduta).

L'indice paneuropeo Stoxx 600 da inizio anno è in rialzo del 6,5%. I titoli del comparto petrolio, gas e carburanti di consumo presenti nel paniere sono quasi tutti in netto calo. La francese Total cede da gennaio l'8,9%, Royal Dutch Shell dei Paesi Bassi perde il 9,5%. La britannica Bp è in calo del 10,3%.

A Oslo Statoil perde il 12,1%. In Finlandia Neste Oil scivola da inizio anno del 4,6%, mentre la portoghese Galp è in flessione del 7,6%. A Londra Tullow Oil perde il 44,9%. La svedese Lundin Petroleum cede il 13,6% da inizio anno, con l'olandese Koninklijke giù del 5,4%. Si 'salvano' la Omv di Vienna, che da inizio anno segna un progresso del 36,3%, e le spagnole Repsol (+1,2%) ed Enagas (+9,3%).

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SDA-ATS