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Dopo l'ingresso nel capitale di nuovi investitori, la cinese Dongfeng e lo Stato francese, Psa Peugeot Citroen riparte da un nuovo piano strategico a medio termine, le cui parole d'ordine sono semplificazione, razionalizzazione e internazionalizzazione.

"La cultura del profitto è un punto su cui ci concentreremo", ha dichiarato davanti agli analisti finanziari il nuovo amministratore delegato della casa transalpina, ex numero due della rivale Renault a cui spetta ora l'arduo compito di rimettere in sesto i conti del gruppo Psa.

Prima di tutto, riducendo l'utilizzo di liquidità e riportando in positivo il free cash flow operativo, "al più tardi entro il 2016", impegnandosi in parallelo a rendere le attività del segmento auto di nuovo redditizie, con un margine del 2% da qui al 2018, e poi del 5% fino al 2023.

Il rilancio parte dal rafforzamento dell'identità di ciascuno dei due marchi del gruppo, in cui Peugeot sarà la generalista "di alta gamma" mentre Citroen offrirà veicoli più "abbordabili", accompagnato da un'ampia semplificazione del portafoglio modelli tramite una drastica riduzione.

Da 45 di quest'anno, secondo la tabella di marcia di Tavares, si scenderà a 38 entro il 2016 e 26 entro il 2020, abbandonando alcuni prodotti e calibrando meglio i nuovi lanci per rispondere alle esigenze dei clienti a livello mondiale. Parallelamente, ci sarà un ulteriore tAglio dei costi, in continuazione del piano di razionalizzazione produttiva lanciato nel 2012 dall'ex Ceo Philippe Varin.

I risparmi arriveranno da diversi fronti, tra cui la ricerca e sviluppo (600 milioni di euro l'anno), la citata riduzione dei modelli (300 milioni) e il miglior sfruttamento delle sinergie offerte dalle partnership internazionali, in testa quella con General Motors (200 milioni).

Un'attenzione particolare andrà però agli stabilimenti in Europa, sempre più onerosi per l'azienda a causa degli alti costi e dei costanti problemi di sovraccapacità. Tavares intende continuare sul ridimensionamento e la modernizzazione, ma soprattutto lavorare sui costi salariali, che dovranno scendere dal 15,1% al 12,5% all'orizzonte 2016.

Infine, c'è la necessità di meglio aprirsi ai nuovi mercati, in particolare asiatici, per un costruttore che realizza ancora quasi il 60% del fatturato in Europa. Su questo fronte, l'alleanza stipulata con Dongfeng avrà un ruolo cruciale, con l'ambizioso obiettivo di triplicare le vendite nel Sudest asiatico nel giro di tre anni.

SDA-ATS