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BERNA - Anche il partito liberale radicale svizzero si distanzia dagli stipendi d'oro per i top manager: il comitato esecutivo del PLR ha deciso di raccomandare agli azionisti di Credit Suisse di respingere il rapporto sulle remunerazioni dell'istituto, che prevede fra l'altro un compenso record di circa 70 milioni di franchi per il presidente della direzione Brady Dougan.
In un comunicato diramato al termine della riunione odierna il comitato composto di 21 membri si dice "irritato dalla smodata politica salariale di alcune imprese, che con i loro bonus eccessivi mina il sostegno della popolazione al nostro sistema economico liberale. Gli stipendi per i manager di alcuni gruppi - la nota fa esplicito riferimento ai 70 milioni per il CEO di Credit Suisse - "non sono in alcun rapporto con il lavoro prestato o con il loro rischio imprenditoriale" e gettano il discredito sull'intera piazza economica.
"Questo deve cambiare. Il PLR sostiene una piazza finanziaria forte e pulita: ciò non lascia spazio agli eccessi. Per questo il partito era contrario a concedere il discarico agli ex dirigenti di UBS. E per questo oggi il comitato esecutivo raccomanda agli azionisti di Credit Suisse di non approvare, nella prossima assemblea generale, il rapporto sulle remunerazioni".
Chi lavora in Svizzera - continua il comunicato - non deve solo approfittare dei vantaggi del paese, come per esempio il basso onere fiscale o l'ottima infrastruttura: deve anche accettare la cultura politica che vi regna e che non ammette questo genere di gratifiche.

SDA-ATS