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BERNA - Un appello a favore del plurilinguismo nell'amministrazione federale è stato lanciato oggi dalla Deputazione ticinese alle Camere e da diverse altre organizzazioni in vista dell'entrata in vigore dell'ordinanza sulle lingue. Il Consiglio federale dovrebbe esprimersi in merito nei prossimi giorni.
"Le cose stanno andando nella direzione giusta, ma bisogna fare ancora un po' di pressione", ha indicato durante una conferenza stampa a Berna il presidente della Deputazione ticinese Filippo Lombardi. In particolare il Consiglio federale si è detto d'accordo con una mozione di Dominique de Buman (PPD/FR) che vuole far sì che i quadri dell'amministrazione federale debbano padroneggiare una seconda lingua ufficiale e conoscerne passivamente una terza.
Ma restano da chiarire ancora diversi punti, tra cui la possibilità - sancita nella legge sulle lingue - di lavorare per l'amministrazione federale nella propria lingua madre. A causa del programma di risparmi della Confederazione, i mezzi a disposizione per attuare tale diritto rischiano di essere ridotti al minimo.
"Non possiamo accettare tagli, il plurilinguismo è un atout della Svizzera", ha affermato Christiane Langenberger, presidente della Nuova Società Elvetica. "Non è solo una questione di aritmetica, ma di rispetto reciproco", le ha fatto eco de Buman.

SDA-ATS